Parole in gioco

aprile 29, 2010

Nella casa della paura

Filed under: Libri,Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 7:22 pm

Nella casa della paura
sembra inchiostro l’acqua pura
sembra un pipistrello un fiore
i minuti sembrano ore.

Nella casa dello spavento
sembra molle il pavimento
sembra un rospo la saliera
e un serpente la ringhiera.

Lunedì da casa mia
la paura è andata via
e le cose sembran cose
e le rose sono rose.

Martedì dalla mia casa
se n’è andato lo spavento:
cento amici l’hanno invasa
han portato luce e vento.


Roberto Piumini
, dal libro Io mi ricordo, Nuove Edizioni Romane – Illustrazione di Nicoletta Costa

aprile 25, 2010

Wikipedia, un sogno a cui bisogna credere

Filed under: Tecnologia — paroleingioco @ 5:04 pm

Lo ammetto. Prima di scrivere questa nota ho controllato la voce che mi riguarda su Wikipedia: scarna, essenziale, come si addice a un recensore. Però c’è voluto qualche anno prima che un burlone la smettesse di inserire notizie inventate. Com’è noto, Wikipedia è una enciclopedia online, utilissima, che viene scritta e riscritta continuamente dai suoi stessi utenti. L’ha inventata Jimmy Wales, che era ospite di Lilli Gruber a «Otto e mezzo» (La7, venerdì, ore 20.30). Quando un argomento incuriosisce, le domande al diretto interessato sembrano sempre poche, mal poste, insufficienti. 

Quanto ci si deve fidare di Wikipedia? Molto e, nello stesso tempo, molto poco. Molto, perché ogni voce è sottoposta al controllo di migliaia di utenti; poco, perché questo controllo non sempre avviene e, sotto lo scudo protettivo dell’enciclopedia open source, possono girare in rete molte bufale. E infatti, sul controllo delle fonti, Wales è stato piuttosto vago. Wikipedia è un’enciclopedia partecipativa, un collettore di notizie di seconda mano. Quando mi capita di cercare una voce sulla tv, scopro che molte volte è presa, pari pari, dalla Garzantina sulla tv, senza la dovuta citazione. Oppure, cosa ancora più grave, la voce è redatta da qualche ufficio stampa. Per questo, i ragazzi, nel compilare le loro tesi di laurea, dovrebbero usare Wikipedia con maggior cautela: ogni sistema aperto ha bisogno di un controllo delle fonti. Va anche detto però che alcune voci di Wikipedia sono eccezionali, per completezza e scrittura, un vero regalo dell’Anonimo Enciclopedista alla democratizzazione del sapere, alla trasformazione della scienza in gaia scienza. Wales ha parlato di un sistema di controllo degli amministratori (regole, paletti, criteri) per certificare le voci, ma è evidente che Wikipedia fonda il suo sogno su un altro sogno: il senso di responsabilità di una comunità scientifica. E ai sogni, ogni tanto, bisogna crederci.

Aldo Grasso

Fonte: http://www.corriere.it/spettacoli/10_aprile_25/wikipedia-un-sogno-a-cui-bisogna-credere-aldo-grasso_e211e69a-5040-11df-a78b-00144f02aabe.shtml

aprile 23, 2010

Quino e la nascita di Eva

Filed under: Fumetti — paroleingioco @ 5:21 pm

aprile 22, 2010

Earth Day – Dai una mano alla Terra!

Filed under: Formazione — paroleingioco @ 11:45 am

aprile 4, 2010

LA SCUOLA, FRAMMENTO DI FUTURO DIFFERENTE

Filed under: Formazione — paroleingioco @ 3:46 pm

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“Che infanzia avremmo avuto, se ci avessero permesso di vivere come desideravamo!”
(Bergson)

Non basta che i poveri abbiano pane. Bisogna che il pane sia mangiato con gioia, nei giardini. Non basta che le porte delle prigioni siano aperte. Bisogna che ci sia musica nelle strade. Non basta che ci sia la scuola. Bisogna che a scuola si insegni alle bambine e ai bambini il linguaggio dell’amore. Così esse/i scopriranno la gioia di vivere che noi abbiamo perduto. I bambini sono coloro che giocano. E il giocattolo è inutilità assoluta; zero di produttività. Alla fine del gioco tutto continua come prima: nessun prodotto, nessun lucro. Perché allora? Per puro piacere. Così il giorno. Ogni giorno un fine in se stesso. Il giorno non esiste per il domani. Il giorno non sta lì come anello nella linea di montaggio che trasformerà bambini in adulti utili e produttivi. Invece è questo che il capitalismo esige: il permanente differimento del piacere in beneficio del capitale. Perfino dei bambini portatori di handicap diciamo: “Speriamo che diventino utili alla società”. Allora la scoperta del corpo e del suo piacere diventa una esperienza di sovversione. Bisogna che l’apprendimento sia una estensione progressiva del corpo, che cresce non solo nella sua capacità di capire, ma anche nella sua capacità di sentire il piacere, il piacere della contemplazione della natura, il fascino davanti ai cieli stellati, la sensibilità tattile verso le cose che ci toccano, il piacere della conversazione, il piacere delle storie e delle fantasie, il piacere del cibo, della musica, del far niente, del riso, di una barzelletta In fin dei conti non è per questo che viviamo, il puro piacere di essere vivi? Ritenete che questa proposta sia indecente? Ma io credo che riusciamo ad imparare solo le cose che ci danno piacere. Si sente dire che l’educazione brasiliana è un disastro assoluto, “i ragazzi non imparano assolutamente niente” Il corpo, quando qualcosa di indigesto si blocca nello stomaco, ricorre a una contrazione viscerale salutare: vomita. Il disastro dell’educazione è perciò un segno evidente di salute e una protesta: il cibo è deteriorato, puzza, ha un sapore strano Io credo inoltre che la disciplina e la voglia di studiare sorgono solo dal piacere. È esattamente quando il piacere è assente che la minaccia diventa necessaria. A me piacerebbe quindi che i nostri curricoli fossero simili al canto La Banda (di Chico Buarque, ndR), che fa marciare tutti senza imporre, solo grazie all’amore di cui parla. Ma nei nostri curricoli dove stanno le cose dell’amore? Come vorrei che essi fossero organizzati sulle coordinate del piacere: che parlassero delle cose belle, insegnassero Fisica con le stelle, gli aquiloni, le trottole e le biglie, la Chimica con la culinaria, la Biologia con gli orti e gli acquari, la Politica con il gioco degli scacchi; e che ci fosse la storia comica degli eroi, le cronache degli errori degli scienziati, e che il piacere e le sue tecniche fossero oggetto di molta meditazione e sperimentazione ! Fintanto che non arriva la società felice, che ci siano almeno dei frammenti di futuro in cui la gioia sia servita come sacramento, perché i bambini imparino che il mondo può essere differente. La scuola stessa sia un frammento di futuro. I bambini non sanno, ma i genitori vogliono per i figli la scuola o il collegio più severi e i bambini perdono così la gioia di vivere, la gioia di imparare, la gioia di studiare. Infatti la gioia dello studio consiste nella pura gratuità: studiare come chi gioca, studiare come chi ascolta musica Ma, quando il terrore è instaurato, non ci sarà più tempo per la poesia, per amarla; e neanche per la curiosità storica, per pura curiosità; e neanche per la meditazione oziosa, cosa questa che fa parte del piacere di vivere. Gli esami¹: le nostre migliori intelligenze sono distrutte da questa catastrofe che, da sola, influenza il nostro sistema educativo più di tutte le leggi messe insieme. A me piacerebbe, infine, che nelle scuole si insegnasse l’orrore assoluto alla violenza e alle armi di qualsiasi tipo. Che si parlasse dell’orrore delle spade e della bellezza degli aratri, del dolore delle lance e del piacere delle cesoie da giardino. Che i bambini imparassero anche tante cose sulla natura che è minacciata di distruzione per causa di lucro, e la lezione del dinosauro che s’è condannato all’estinzione a causa del suo progetto di crescita, mentre le lucertole sono sopravvissute Vorrei che fosse dato spazio perché i bambini sapessero delle lacrime e della fame; e che il loro progetto di felicità non escludesse nessuno, includesse tutti E che ci fosse com-passione e speranza.

Rubem Alves

¹ Rubem Alves si riferisce soprattutto all’esame “vestibular”, di ammissione all’università che condiziona fortemente gli studi perfino del ciclo primario o di base della scuola in Brasile.

aprile 3, 2010

ULTIMA RIMA. PER I GRANDI / SCONGIURO CONTRO IL NAZISMO FUTURO

Filed under: Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 7:55 am

Gli abbiamo detto che la rabbia non è bene
Bisogna vincerla, bisogna fare pace
Ma che essere cattivi poi conviene
Più si grida, più si offende e più si piace
Gli abbiamo detto che bisogna andare a scuola
E che la scuola com’è non serve a niente
Gli abbiamo detto che la legge è una sola
Ma che le scappatoie sono tante
Gli abbiamo detto che tutto è intorno a loro
La vita è adesso, basta allungar la mano
Gli abbiamo detto che non c’è più lavoro
E quella mano la allungheranno invano
Gli abbiamo detto che se hai un capo griffato
Puoi baciare maschi e femmine a piacere
Gli abbiamo detto che se non sei sposato
Ci son diritti di cui non puoi godere
Gli abbiamo detto che l’aria è avvelenata
Perché tutti vanno in macchina al lavoro
Ma che la società sarà salvata
Se compreranno macchine anche loro
Gli abbiamo detto tutto, hanno capito tutto
Che il nostro mondo è splendido
Che il loro mondo è brutto
Bene: non c’è bisogno di indovini
Per sapere che arriverà il futuro
Speriamo che la rabbia dei bambini
Non ci presenti un conto troppo duro


Bruno Tognolni – http://www.webalice.it/tognolini/rabbia.html

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