Parole in gioco

dicembre 28, 2008

Felice 2009!

Filed under: Varie ed eventuali — paroleingioco @ 3:58 pm


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La grammatica è una canzone dolce

Filed under: Canzoni,Libri — paroleingioco @ 3:53 pm

L’ospedale? Un ospedale per le parole? Non riuscivo a crederci. D’un tratto, mi vergognai. Qualcosa mi diceva che eravamo noi umani i responsabili delle loro sofferenze. Sapete, un po’ come quegli indiani d’America morti per le malattie portate dai conquistatori europei.
Non ci sono né astanteria né infermieri in un ospedale di parole. I corridoi erano deserti. Ci guidavano soltanto le luci azzurrine delle lampade notturne. Nonostante le cautele, le nostre suole zigavano sul pavimento.
Quasi in risposta, si udì un rumore debolissimo. Due volte. Un gemito soffocato. Passava da sotto una porta, come una lettera fatta scivolare con discrezione, per non disturbare.
Il signor Enrico mi lanciò una rapida occhiata e decise di entrare.
Era lì, immobile sul letto, la frasetta ben nota, fin troppo nota:

Ti
amo

Due paroline magre e pallide, pallidissime. Le cinque lettere risaltavano a malapena sul candore delle lenzuola. Due parole collegate ciascuna da un tubo di plastica a un flacone pieno di liquido.
Ebbi l’impressione che la frasetta ci sorridesse.
Mi parve che ci parlasse:
“Sono un po’ stanca. A quanto pare ho lavorato troppo. Devo riposare”.
“Su, su, Ti amo” rispose il signor Enrico. “Ti conosco. Da quando sei nata. Sei forte. Qualche giorno di riposo e sarai di nuovo in piedi”.
(…)
“Povera Ti amo. Riusciranno a salvarla?”
Il signor Enrico era sconvolto quanto me.
Avevo le lacrime in gola. Non riuscivano a salire fino agli occhi. Noi ci portiamo dentro lacrime pesantissime. E, queste, non potremo mai piangerle.
… Ti amo. Tutti dicono e ripetono ‘ti amo’. Ricordi il mercato? Bisogna trattare con cura le parole. Non ripeterle a ogni piè sospinto. Né usarle a casaccio, l’una per l’altra, raccontando bugie. Altrimenti si logorano. E, a volte, è troppo tardi per salvarle.

Erik Orsenna

È uno dei passaggi più belli del romanzo la grammatica è una canzone dolce di Erik Orsenna, edito da Salani. Un libro di appena 139 pagine dallo stile brillante, che hanno come protagonista principale… la parola, si, proprio così, la parola, senza la quale ognuno di noi sarebbe un deserto.
L’avventura comincia con Giovanna, che, insieme al fratello Tommaso, il quale, come dice la sorella, pur appartenendo “a una razza globalmente maligna (i maschi), ha dovuto imparare a rispettarmi”, naufraga su un’isola tutta speciale. Un’isola bellissima? Certamente. Ma anche un luogo abitato dalle parole: negozi che vendono parole, un municipio per celebrare matrimoni tra sostantivi e aggettivi, un ospedale anche per le parole malate e, soprattutto, una fabbrica per costruire le frasi. Un vera città dove le parole hanno un’anima, esprimono sentimenti.

“La vita è l’unica carriera che m’interessi!” ha raccontato Orsenna in un’intervista al settimanale francese l’Express. E c’è da credergli, visto che solenni onoreficenze non hanno impedito a questo Accademico di Francia e vincitore del premio Goncourt di mantenere intatta la sua anima da bambino e riversarla con leggerezza in questo libro.
La grammatica è un racconto per bambini, per il quale vanno matti anche i grandi. Quasi un libro da innamorati, pervaso di dolcezza e poesia, etereo come la storia che racconta: la scoperta da parte di due due bambini, in circostanze particolari, che le parole sono vive, si emozionano, si sposano, si arrabbiano, hanno simpatie e antipatie. Allora perché non usare un po’ di cortesia e metterle insieme come piace a loro?
E’ un altro sguardo che ci fa capire come la grammatica non sia un complesso di regole rigide e assurde, ma solo un modo per rispettare le parole e farle vivere felici, un modo gentile di esprimere amore esattamente come faremmo con il nonno, con il micio di casa o con un fiore che ha sete.

Erik Orsenna, La grammatica è una canzone dolce, Ed. Salani, pp.139.

Ringrazio di cuore la mia amica Antonella per avermi fatto conoscere questo libro.

dicembre 27, 2008

La bambina senza nome

Filed under: Fiaba,Roberto Piumini — paroleingioco @ 10:30 pm


 

C’era una bambina che aveva un nome come tutti i bambini del mondo: era allegra, e andava spesso a giocare in un certo giardino. Un giorno lanciò la palla al di là di una siepe, e quando andò a cercarla, non la trovò. Cerca qua, cerca là, la palla non c’era: la bambina era stupita e anche un po’ spaventata. A un tratto senti una vocina, in alto: – E tua questa bella palla, piccolina? La bambina guardò su, e vide un omettino magro seduto a cavallo di un ramo: aveva la palla fra le mani. – Certo che è mia. Dammela! – disse la bambina. – E tu cosa mi dai, in cambio? – Niente! La palla è mia! – Ma adesso ce l’ho io! – Non ho niente da darti! – disse la bambina. – Si che ce l’hai: dammi il tuo nome! Pensando che l’ometto scherzasse, la bambina gli disse: – Va bene, te lo do: butta la palla! Quello sorrise, lasciò cadere la palla, lei la prese e tornò a casa: si sentiva strana. E più strana si senti quando si accorse che la salutavano senza più dire il suo nome: poi, pensandoci, si accorse che nemmeno lei lo ricordava. – Mamma, come mi chiamo io? – disse allora la bambina a sua madre. – Tu? Non hai nessun nome, – disse la mamma. La bambina andò a guardare i suoi libri, i suoi quaderni, e vide che non c’era nessun nome. – Tu, scendi a fare merenda! – gridò la mamma di sotto. «La mamma mi ha sempre detto di non chiamare nessuno con un Tu… È perché proprio io un nome non ce l’ho…» pensò con tristezza. Allora, piangendo, la bambina prese la palla, andò al giardino, arrivò sotto l’albero. L’omarino era ancora lassù, con la mano chiusa, e sorrideva. – Ridammi il mio nome! – gridò la bambina. – Ti darò la palla, se vuoi. – Tieniti la palla, piccolina, e anche il tuo nome: e un’altra volta, non darlo a nessuno, capito? Apri la mano, e all’improvviso la bambina ricordò di chiamarsi Antonella, e si mise a saltare per la gioia. Corse a casa, e la mamma chiese: – Dove sei andata, Antonella? – Avevo perso una cosa importante, mamma, – disse la bambina, e lo disse così seria, che la mamma le diede un bacio di quelli che fanno rumore.

Roberto Piumini – estratto dal libro C’era una volta, ascolta, Einaudi Ragazzi

Peanuts – E gli altri…

Filed under: Fumetti — paroleingioco @ 10:05 am


Ringrazio Michele Piumini per avermi inviato questo stupendo fumetto che fa molto riflettere.

www.michelepiumini.it    http://www.anobii.com/piumike/books  http://blog.libero.it/straduttoria/

dicembre 26, 2008

Acrostico Auguri

Filed under: Acrostico,Classe IV — paroleingioco @ 6:11 pm


Amici

Urrà

Giochi

Urla

Romantiche

Immensità

scritto da Elisa (classe IV)

dicembre 24, 2008

Buon Natale!

Filed under: Canzoni — paroleingioco @ 5:17 pm

Fermarono i cieli

Fermarono i cieli la loro armonia
cantando Maria la nanna a Gesù
Con voce Divina la Vergine bella
Più vaga che stella cantava così:

Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù
Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù.

La luce più bella negli occhi brillava
Sul viso sembrava Divino splendor
La madre felice di un bimbo Divino
Gridava il suo amore cantando così:

Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù
Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù.

SANT’ALFONSO DE LIGUORI

per leggere lo spartito scarica il pdf

dicembre 10, 2008

Metti un albero di Natale sul tuo computer

Filed under: Giochi — paroleingioco @ 10:44 pm

get-xmas

Il Natale si avvicina e fioccano i siti con proposte curiose e interessanti proprio come i scaffali dei centri commerciali.

Get Xmas propone una serie di alberi di Natale da scaricare e da utilizzare per addobbare il desktop di un computer.

Si tratta di vere e proprie animazioni che non necessitano di installazione. Si effettua il download, si scompatta il file e lo si lancia.

Si può aggiustare la trasparenza e chiudere il programma in qualsiasi momento.

Gli alberelli sono scintillanti, simili ad immagini glitter e possono essere spostati e mantenuti sempre in vista sullo schermo del computer.

Insomma, una specie di surrogato di wallpaper o di screensaver.

Gli alberi possono essere scaricati anche tutti insieme.

Consigliato soprattutto per i computer dei bambini.

Fonte http://www.maestroalberto.it/2008/11/10/metti-un-albero-di-natale-sul-tuo-computer/

dicembre 9, 2008

Il treno dell’emigrante

Filed under: Gianni Rodari,Poesia — paroleingioco @ 10:38 pm

Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio
per non restare solo in viaggio…
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuol venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
ma il treno corre: non si vede più.

Gianni Rodari

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