Parole in gioco

giugno 27, 2011

IL GIOCATTOLO NEL BARATTOLO

Filed under: Libri,Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 10:02 pm

C’era un giocattolo
in un barattolo
che non giocava
e s’annoiava,
chiuso là dentro.

Ma venne il vento,
spinse il barattolo
giù per un viottolo,
finché andò a sbattere
contro uno spigolo
e si spaccò.

E dal barattolo
uscì il giocattolo
che era una trottola,
e trottolando
su per il vicolo,
per il gran mondo
lei se n’andò.

Roberto Piumini

giugno 25, 2011

Si può

Filed under: Libri,Poesia — paroleingioco @ 6:04 pm

Non sempre si può – ma a volte si deve –
fare quello che salta in mente,
non sempre si deve – ma a volte si può –
fare non come dice la gente.

Si può anche non volere,
non dovere, non potere.
Non riuscire a fare questo,
ma essere capaci di fare quello.
Essere nè di meno, nè di più,
essere come tu sei tu.

Giusi Quarenghi

Giusi Quarenghi, Alessandro Sanna, Si può (Franco Cosimo Panini)

giugno 21, 2011

C’è un giorno nel giro del tempo

Filed under: Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 9:52 pm

C’è un giorno nel giro del tempo
nel giro dell’anno rotondo:
lo festeggia con te chi è contento.
Tu sei nato in un giorno normale
lungo il giro rotondo dell’anno:
ma quel giorno si è fatto speciale
e lo chiamano il tuo compleanno.

Roberto Piumini

Nella foto Patrizia Ercole e Roberto Piumini, marzo 2011

giugno 20, 2011

Dunque, una casa

Filed under: Libri,Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 12:46 pm

Dunque, una casa
è una porta per entrare,
poi ci sono le scale.

Per non cadere
c’è una lunga ringhiera
che termina a pera.

Ma più che a pera
a frutto di papaio
e va fino al solaio.

In solaio c’è il vento
e il sole polveroso
e si scende a ritroso.

Giù per le scale,
giù per la ringhiera
che non finisce a pera.

In fondo alle scale
la porta per uscire,
e fuori c’è il cortile.

Dunque, una casa
è una porta, una scala,
un papaio, un solaio,
un vento, un sole,
una scala, una porta
ed intorno, un cortile
per chi vuole.

Roberto Piumini

giugno 19, 2011

IL MOSTRO MOSTRUOSO CHE ADORAVA LE MOSTRE

Filed under: Fiaba — paroleingioco @ 7:16 pm

Qui nelle strade scure, segrete di questa nostra città c’era un mostro molto mostruoso che amava tantissimo le mostre, anzi le adorava.
Era un tipo di un po’ tutti i colori, però non ti dico bene bene com’era, perché, che paura! non voglio spaventarti!
Be’ lui andava continuamente in giro in quelle strade, soprattutto di notte sperando di trovarne almeno una di quelle mostre.
Però cammina e cammina, niente, di ragazze mostre non riusciva trovarne mai.
Ma per forza: là non ce n’erano! Là in quelle strade le ragazze erano tutte belle, anzi bellissime.
Così quel mostro non poteva far altro che sfogare il suo amore andando in altre strade a vedere le mostre dei quadri, non so, dei libri, delle goloserie, delle sculture, magari anche delle belve, dei tromboni, dei fiori, dei vampiri, dei gioielli e via.
Anche se, sconsolato com’era, non capiva come mai le chiamavano mostre. Però continuava a girare in quelle strade, così ogni tanto vedeva, magari di fianco a una porta, un manifesto con su scritto MOSTRA e, senza stare a guardare quello che c’era scritto sotto, correva svelto là dentro a vederla quella mostra.
E trovava cose bellissime invece che bruttissime. Be’ le mostre, non so, dei vampiri e delle belve un pochino gli piacevano. Ma lui cercava ben altro!
Così continuava a essere triste, sconsolato, infelice, piagnucoloso e sempre solo!
Anche perché mentre se ne andava qua e là chi lo vedeva scappava a gambe levate talmente faceva paura. Naturalmente anche quando correva dentro i saloni che esponevano le cose strabelle, tutti quelli che erano là a guardare tagliavano sveltissimi la corda, correndo come tante lepri talmente li spaventava.
E lui, sconsolato che era, povero mostro, era sempre solo, sempre solo.
Ma ecco che durante una notte molto buia nei viali di un parco molto buio incontra una ragazza bellissima che si chiama Belinda. Una ragazza che si è persa, poverina, in quei viali.
E quella ragazza invece di scappare – devo dire che non solo là c’è un gran buio, ma in più lei è molto miope – be’ lei lo guarda con sorriso da incantare.
Quel mostro le sembra persino un bel giovane con un gran barbone di tanti bei colori. E gli dice:
– Ciao bello, come stai? Io sono Belinda! E… sai io mi sono persa in questo bel parco così buio.
Lui subito emozionatissimo balbetta: – Be… bello?! Hai detto che sono be… bello?! E mi hai persino chiesto come sto… Be’ sai io sto malissimo! Sono triste triste. Sono troppo desolato, anzi sono disperato!
E lei, talmente commossa che comincia subito a far sgocciolare una quantità di lacrime, gli dice:
– Ma perché sei così disperato?
E lui singhiozzando a dire: -E’ perché, sai bella? Io sono proprio un mostro e nessuno, proprio nessuno quando mi vede è contento, nessuno vuole mai stare con me, che sono sempre solo, sempre solo! Che nessuno quando mi vede è contento, nessuno mi vuole guardare!
E quella bella subito: -Ma io voglio guardarti, ma per davvero, sai? Io voglio proprio vederti bene bene, che non so nemmeno cosa vuol dire mostro! E sarei tanto contenta di poterti vedere, proprio come sei! Chissà che bel mostro che sei, tutto colorato! Ma tu come mi chiami?
E lui sbattendo gli occhiacci: – Io mi chiamo Mostraccione! Ma… come mai Belinda mi vuoi vedere che sei così bella?
E lei: – E’ perché, cosa vuoi, io sono sicura che tu sei un mostro perché non so, c’è un incantesimo! Sì sì è così.
E lui, quasi balbettando: – Ma sì che ci deve essere quell’incantesimo che dici tu, povero me!
E lei decisa: – Anzi, caro il mio Mostraccione, sono sicura che se io ti amo, se io ti dico, bello come sei, che ti amo, succede una magia. Che fantastica magia che succede, mamma!
E lui, sempre più trememondo: -Sì, sì che succede quella magia che dici tu!
E lei: – Ma allora, bella come sono ti dico subito: Ti amo! Ti amo! Ma per davvero Ti amo mostro di un mostro!
Subito sfolgora un bagliore tremendo, un bagliore buio devo dire. E Belinda si trasforma anche lei in un mostro, anzi in una mostra; ma mica in una mostra, non so, di quadri, magari di brutti quadri!
Insomma diventò una vera mostra con tanti dentacci, un nasone tremendo, delle manacce unghiute, delle orecchiacce pelose e pendenti e via, che poi i piedi… che paura!
Però i suoi occhi rimasero miopi. Così quel mostrò continuò a sembrarle un bel giovane con la barba di tutti i colori.
Quei due si abbracciarono felici come non so (mamma come era felice lui!).
Poi svelti svelti si sposarono e dal loro amore nacquero tanti di quei mostriciattoli, uno più brutto dell’altro, ma così carini!
Io li ho visti.
Solo per un momento, capisci bene.

PININ CARPI

Colore di gatto colore fatato

Filed under: Libri,Poesia — paroleingioco @ 5:11 pm

Colore di gatto colore fatato,

un colore che mi ha sempre incantato.

Colore di mici grigi e rossastri,

gatti pasciuti e gatti spelacchiati,

mici fulvi, cenerini e rosati,

gatti felici e gatti disperati

che piangono piano e strusciano di fame,

gatti bianchi, tigrati e neri.

E qui c’è la Miciolla bianca e nera e grassa

e di la’ c’è Pippo più nero e liscio

di una pantera

poi c’è il bianco Rognao

che arriva e sparisce

e ha gli occhi rosa luccicanti

più delicati del rosa dei diamanti,

poi c’è il mio Micio guardiano,

quella grigia tigre soriana

emigrata lontano nelle vie,

che mi ha perdonato tutte le follie.

Ma arriva l’ora dei gatti tutti bigi,

viene la notte, occhi sognanti,

begli occhi lampeggianti

come lumi leggeri

nel pelo morbido e colorato

di un colore magico che al buio

diventa un tepore accarezzato.

Io no.

Io non sono d’accordo.

Io non conosco il gatto.

So tutto, la vita e il suo arcipelago,

il mare e la città incalcolabile,

la botanica,

il gineceo con i suoi peccati,

il per e il meno della matematica,

gl’imbuti vulcanici del mondo,

il guscio irreale del coccodrillo,

la bontà ignorata del pompiere,

l’atavismo azzurro del sacerdote,

ma non riesco a decifrare un gatto.

Sul suo distacco la ragione slitta,

numeri d’oro stanno nei suoi occhi.

Pinin Carpi

tratta dal libro “C’è Gatto e Gatto”

Io solitaria

Filed under: Canzoni,Roberto Piumini — paroleingioco @ 11:59 am

poesia di Roberto Piumini
musica di Andrea Basevi
canto Patrizia Ercole

Filastrocca brontolona

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari,Libri — paroleingioco @ 11:57 am

Filastrocca brontolona,
brontola il tuono quando tuona,
brontola il mare quando ha in testa
di preparare una tempesta,
brontola il nonno: “Ah, come vorrei
ritornare ai tempi miei…
Non c’erano allora, egregi signori,
elicotteri e micromotori,
e senza fare tanto fracasso
in carrozzella si andava a spasso”.
Accende la pipa, inforca gli occhiali
e affonda il naso nei giornali…
Ma tosto sogginge: “Però…però…
senza lo scooter, che figura fò?
Il mondo cammina, il mondo ha fretta!”
Viva il nonno in motoretta.

Gianni Rodari

giugno 14, 2011

FAVOLETTA

Filed under: Poesia — paroleingioco @ 7:25 am

Tu sei la nuvoletta, io il vento;
ti porto ove a me piace;
qua e là ti porto per il firmamento
e non ti do mai pace.

Vanno a sera a dormire dietro i monti
Le nuvolette stanche.
Tu nel tuo lettuccio i sonni hai pronti
Sotto le coltri bianche.

Umberto Saba

Illustrazione di Nicoletta Costa

giugno 11, 2011

La scuola è finita!

Filed under: Uncategorized — paroleingioco @ 8:33 am

 

Fonte: http://echinogiornalebambino.blogspot.com/

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