Parole in gioco

luglio 18, 2010

Il treno elastico

Filed under: Libri,Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 7:22 pm

Per chi vuole partire
ma anche un po’ restare
c’è il treno elastico:
il primo vagone
giunge a destinazione
ma l’ultimo rimane alla stazione
Per chi vuole partire
ma anche un po’ tornare
c’è il treno elastico.
Si siede in testa al treno
e va lontano
e poi se ha nostalgia
attraversa i vagoni fino in coda
e torna alla partenza piano piano.

Roberto Piumini

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luglio 16, 2010

La formicuzza

Filed under: Canzoni,Tradizione popolare — paroleingioco @ 9:14 pm

E c’era un grillo in un campo di lino
La formicuzza ne chiese un pochettino
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

Disse lo grillo: “Che cosa ne vuoi fare?”
“Calze e camicia; mi voglio maritare”.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

Disse lo grillo: “Lo sposo sono io”.
E lei gli dice: “Son contenta anch’io”
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

Entrano in chiesa; nel porgergli l’anello
Cadde lo grillo e si ruppe il cervello.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

La formicuzza, con suo grande dolore
Prese una zampa e se la strinse al cuore
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

Sono le otto, presso ai confin del mare
Si sente dire che il grillo stava male.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

Sono le nove, presso ai confin del porto
Si sente dire che il grillo è bello e morto.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

Sono le nove, presso ai confin del porto
Si sente dire che il grillo è sotterrato.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

E suona il tocco, presso ai confin del riso
Si sente dire che il grillo è in paradiso.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà.

La formicuzza ne prova dispiacere.
Va in cantina a berne un bicchiere.
Lariciumbalalillallero, lariciumbalalillallà

L’uomo che coltivava le comete

Filed under: Libri — paroleingioco @ 9:08 pm

“Ogni cometa ha la sua luce” mi spiegò “e ogni stella chiama un’altra stella. Perché dal seme nasca una cometa, bisogna che un’altra stella la chiami. Non basta seminare, si deve cercare il cielo giusto e aspettare”.
“Aspettare quanto?” gli chiesi.
“Se non sei capace d’aspettare senza farti domande,” mi rispose in modo misterioso, “non desideri abbastanza. E se non desideri abbastanza, perché dovresti coltivare le comete?”

Angela Nanetti

Un bambino scruta il cielo per giorni e giorni, in attesa di una cometa. E la più grande che sia apparsa da mille anni a questa parte, gli ha detto il maestro, e a lei deve fare la richiesta che cambierà la sua vita e quella di Myriam, sua madre. Perché solo le stelle possono avverare i desideri degli uomini.
In un piccolo villaggio ai confini nord-orientali dell’Italia, Arno, un sognatore sensibile e timido, scruta il cielo in attesa di una stella cadente alla quale vuole esprimere il desiderio più importante della sua giovane vita: il ritorno del padre mai conosciuto. Ma non sarà suo padre l’uomo incontrato tra i boschi: sarà un vagabondo, giunto con i suoi silenzi, la sua generosità e il suo carico di dolore a cambiargli l’esistenza e “guarire” la sua famiglia e soprattutto la sua bellissima mamma, schiacciata dalle chiacchiere crudeli dei compaesani. Angela Nanetti, in uno stile sobrio e raffinato, ha scritto la storia di ogni bambino al quale, pur mancando la presenza e l’affetto di un genitore, non viene meno la speranza. Una storia che emozionerà a lungo e in mille modi diversi.

L’uomo che coltivava le comete di Angela Nanetti, Einaudi Ragazzi



Tre oche andavano a ber

Filed under: Canzoni,Filastrocca,Tradizione popolare — paroleingioco @ 5:06 pm

Tre oche andavano a ber
Tre oche andavano a ber
Andavano a bere alla fonte del re.
Tre oche, due oche, un’oca, un’ochina, un’ochetta
Andavano a bere alla fonte del re.

Quattro oche andavano a ber
Quattro oche andavano a ber
Andavano a bere alla fonte del re.
Quattro oche, tre oche, due oche, un’oca, un’ochina, un’ochetta
Andavano a bere alla fonte del re.

Cinque oche andavano a ber
Cinque oche andavano a ber

SON TRE NOTTI CHE NON DORMO

Filed under: Canzoni,Filastrocca — paroleingioco @ 1:57 pm

E’ una filastrocca per bambini. Testo: Son tre notti che non dormo, là, là, sempre penso al mio galletto, là, là, l’ho perduto, là, là, poveretto, là, là, non lo posso più trovar. Ho girato l’inghilterra, là, là, e poi tutta la Germania, là, là, poi la Francia, là, là, poi la Spagna, là, là, fino in cima al Perù. A voi donne io lo dico, là, là, se per caso lo vedete, là, là, con bel garbo, là, là, lo prendete, là, là, lo portate fino a me. Ha la coda inargentata, là, là, ha le piume ben dorate, là, là, drizza il collo, là, là, apre il becco, là, là, e poi fa chicciricchì.

luglio 2, 2010

La testa del chiodo

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari — paroleingioco @ 4:30 pm

La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?
Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l’ha.
Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più d’una persona.

Gianni Rodari

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