Parole in gioco

aprile 4, 2010

LA SCUOLA, FRAMMENTO DI FUTURO DIFFERENTE

Filed under: Formazione — paroleingioco @ 3:46 pm

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“Che infanzia avremmo avuto, se ci avessero permesso di vivere come desideravamo!”
(Bergson)

Non basta che i poveri abbiano pane. Bisogna che il pane sia mangiato con gioia, nei giardini. Non basta che le porte delle prigioni siano aperte. Bisogna che ci sia musica nelle strade. Non basta che ci sia la scuola. Bisogna che a scuola si insegni alle bambine e ai bambini il linguaggio dell’amore. Così esse/i scopriranno la gioia di vivere che noi abbiamo perduto. I bambini sono coloro che giocano. E il giocattolo è inutilità assoluta; zero di produttività. Alla fine del gioco tutto continua come prima: nessun prodotto, nessun lucro. Perché allora? Per puro piacere. Così il giorno. Ogni giorno un fine in se stesso. Il giorno non esiste per il domani. Il giorno non sta lì come anello nella linea di montaggio che trasformerà bambini in adulti utili e produttivi. Invece è questo che il capitalismo esige: il permanente differimento del piacere in beneficio del capitale. Perfino dei bambini portatori di handicap diciamo: “Speriamo che diventino utili alla società”. Allora la scoperta del corpo e del suo piacere diventa una esperienza di sovversione. Bisogna che l’apprendimento sia una estensione progressiva del corpo, che cresce non solo nella sua capacità di capire, ma anche nella sua capacità di sentire il piacere, il piacere della contemplazione della natura, il fascino davanti ai cieli stellati, la sensibilità tattile verso le cose che ci toccano, il piacere della conversazione, il piacere delle storie e delle fantasie, il piacere del cibo, della musica, del far niente, del riso, di una barzelletta In fin dei conti non è per questo che viviamo, il puro piacere di essere vivi? Ritenete che questa proposta sia indecente? Ma io credo che riusciamo ad imparare solo le cose che ci danno piacere. Si sente dire che l’educazione brasiliana è un disastro assoluto, “i ragazzi non imparano assolutamente niente” Il corpo, quando qualcosa di indigesto si blocca nello stomaco, ricorre a una contrazione viscerale salutare: vomita. Il disastro dell’educazione è perciò un segno evidente di salute e una protesta: il cibo è deteriorato, puzza, ha un sapore strano Io credo inoltre che la disciplina e la voglia di studiare sorgono solo dal piacere. È esattamente quando il piacere è assente che la minaccia diventa necessaria. A me piacerebbe quindi che i nostri curricoli fossero simili al canto La Banda (di Chico Buarque, ndR), che fa marciare tutti senza imporre, solo grazie all’amore di cui parla. Ma nei nostri curricoli dove stanno le cose dell’amore? Come vorrei che essi fossero organizzati sulle coordinate del piacere: che parlassero delle cose belle, insegnassero Fisica con le stelle, gli aquiloni, le trottole e le biglie, la Chimica con la culinaria, la Biologia con gli orti e gli acquari, la Politica con il gioco degli scacchi; e che ci fosse la storia comica degli eroi, le cronache degli errori degli scienziati, e che il piacere e le sue tecniche fossero oggetto di molta meditazione e sperimentazione ! Fintanto che non arriva la società felice, che ci siano almeno dei frammenti di futuro in cui la gioia sia servita come sacramento, perché i bambini imparino che il mondo può essere differente. La scuola stessa sia un frammento di futuro. I bambini non sanno, ma i genitori vogliono per i figli la scuola o il collegio più severi e i bambini perdono così la gioia di vivere, la gioia di imparare, la gioia di studiare. Infatti la gioia dello studio consiste nella pura gratuità: studiare come chi gioca, studiare come chi ascolta musica Ma, quando il terrore è instaurato, non ci sarà più tempo per la poesia, per amarla; e neanche per la curiosità storica, per pura curiosità; e neanche per la meditazione oziosa, cosa questa che fa parte del piacere di vivere. Gli esami¹: le nostre migliori intelligenze sono distrutte da questa catastrofe che, da sola, influenza il nostro sistema educativo più di tutte le leggi messe insieme. A me piacerebbe, infine, che nelle scuole si insegnasse l’orrore assoluto alla violenza e alle armi di qualsiasi tipo. Che si parlasse dell’orrore delle spade e della bellezza degli aratri, del dolore delle lance e del piacere delle cesoie da giardino. Che i bambini imparassero anche tante cose sulla natura che è minacciata di distruzione per causa di lucro, e la lezione del dinosauro che s’è condannato all’estinzione a causa del suo progetto di crescita, mentre le lucertole sono sopravvissute Vorrei che fosse dato spazio perché i bambini sapessero delle lacrime e della fame; e che il loro progetto di felicità non escludesse nessuno, includesse tutti E che ci fosse com-passione e speranza.

Rubem Alves

¹ Rubem Alves si riferisce soprattutto all’esame “vestibular”, di ammissione all’università che condiziona fortemente gli studi perfino del ciclo primario o di base della scuola in Brasile.

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