Parole in gioco

ottobre 24, 2017

Il posto delle favole

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari — paroleingioco @ 2:16 pm

Le favole dove stanno?
Ce n’è una in ogni cosa:
nel legno, nel tavolino,
nel bicchiere, nella rosa…
La favola sta lì dentro
da tanto tempo, e non parla:
è una bella addormentata
e bisogna svegliarla…
Ma se un principe, o un poeta,
a baciarla non verrà
un bimbo la sua favola
invano aspetterà.

Gianni Rodari

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luglio 29, 2017

I giorni dei mesi

Filed under: Filastrocca,Tradizione popolare — paroleingioco @ 9:22 am

Trenta giorni ha Novembre,
con April, Giugno e Settembre.
Di ventotto ce n’è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

 

Illustrazione tratta dal volume: “Alba radiosa. Primo libro di Italiano per i Somali” (Roma – Signorelli – 1951)
fonte: http://www.filastrocche.it/contenuti/i-mesi/

La gallina

Filed under: Filastrocca — paroleingioco @ 8:43 am

Disse un giorno una gallina:

“Questa vita non fa per me!

Son graziosa, son carina,

so cantare co-co-dè.

Più non voglio stare qua,

voglio andarmene in città!”

Così fece una mattina

quella piccola gallina.

E sapete come andò,

passò un pullman e la schiacciò!

Lucciola lucciola

Filed under: Filastrocca — paroleingioco @ 8:14 am

Lucciola lucciola vien da me,

che ti darò il pan del re;

pan del re e della regina,

lucciola lucciola vien vicina.

Lucciola lucciola vieni da me,

ti darò veste da re,

veste da re e mantello da regina

lucciola, lucciola piccolina.

Lucciola lucciola vieni da me,

ti darò letto da re,

letto da re e lenzuola da regina,

lucciola lucciola maggiolina.

gennaio 5, 2017

Alla Befana

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari — paroleingioco @ 10:06 am

befana

Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,

che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.

 

Gianni Rodari

aprile 29, 2015

Filastrocca dei mutamenti

Filed under: Filastrocca — paroleingioco @ 9:29 am

Tognolini
«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio
«Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo gocciolìo!
Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri
Il mondo cambia, sotto i raggi miei
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri
E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento
Non ebbe più paura di cambiare
E un giorno disse: «Il sale che io sento
Mi dice che sto diventando mare
E mare sia. Perché ho capito, adesso
Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso.

Bruno Tognolini

febbraio 2, 2015

Promemoria

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari — paroleingioco @ 6:56 pm

swing

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari

(Italia, 1920-1980)

giugno 30, 2014

La storia del fiero cacciatore

Filed under: Fiaba,Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 9:22 pm

1426_storia_fiero_cacciatore

Era il mattino, e il fiero cacciatore
Col suo nuovo giubbetto che ha il colore
Dell’erba fresca in un bel dì d’aprile,
Col corno, col carniere e col fucile,
Sen va pei campi e per le dense selve
A far gran preda di tremende belve.

Gli occhiali ha collocato sovra il naso
E d’affrontar la lepre è persuaso.
La lepre intanto, che fra l’erba siede,
Ride del cacciator che non la vede.

Ma sotto il sol, che lo rendeva ansante,
A lui pare il fucil troppo pesante.
Sotto una pianta a riposar si giace,
E la lepre lo guarda e sen compiace.
Quando il sente russar beatamente,
La lepre s’avvicina all’imprudente;
Gli porta via lo schioppo e poi gli occhiali.
E via sen corre, quasi avesse l’ali.
La lepre sul nasino ha collocato
Gli occhiali ed il fucile ecco ha spianato.
Prende di mira il fiero cacciatore,
A cui per il terror traballa il core.
Ei fugge strepitando: ” Aita, aita,
Gente, gente, salvatemi la vita! ”

Davanti a un pozzo il cacciatore è giunto
Vederlo e saltar dentro è solo un punto.
A lui preme salvar la vita cara.
La lepre in quel momento il colpo spara!

Del cacciator la moglie al finestrino,
I1 caffè si sorbiva in un piattino.
La lepre, col suo colpo, le spezzò
I1 piattin nelle mani, ed ella: “Ohibò! ”
Indignata proruppe. Il leprottino
Della lepre gentile figliolino,
Accanto al pozzo, sull’ameno prato
Sen giaceva tranquillo, accoccolato,
Quando una goccia di caffè bollente
Ecco gli casca sul nasin; repente
Si scote e grida: ” Chi mi brucia il naso? ”
E vede il cucchiaino al suol rimaso.
Lo prende e lambe col sottil linguino
Lo sgocciolante umore zuccherino.

Heinrich Hoffmann

Pierino Porcospino – Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann
Tradotto in italiano da Gaetano Negri

giugno 24, 2014

La tristissima storia degli zolfanelli

Filed under: Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 8:51 pm

1419_tristissima_storia_zolfanelli

Di sala in sala, Paolinetta
Gira e rigira, sola soletta.
Di casa uscendo la sua mammina
Disse: ” Ricordati di star bonina “,
Ma, se non teme d’esser sgridata,
Grida, fa il chiasso quella sventata.

Ecco essa vede sul tavolino
De’ zolfanelli lo scatolino.
” Oh, che grazioso bel giocherello!
Io voglio accendere lo zolfanello.
La mamma accenderlo veduto ho spesso,
Io vo’ ripetere quel gioco istesso. ”

E Minz e Maunz, i due gattini,
Alzano al cielo i lor zampini.
Gridano: “Il babbo questo non vuole,
Più non rammenti le sue parole?
Miao, miao, miao.
Suvvia, finiscila con questo gioco,
Che c’è pericolo di prender foco. ”

Ai due gattini Paolinetta,
Intenta al gioco, non può dar retta.
Ecco la fiamma s’accende e brilla,
Crepita il legno, scoppia, scintilla.
Tutta contenta la pazzerella
Agita il foco, ride, saltella.

E Minz e Maunz, i due gattini,
Alzano al cielo i lor zampini.
Gridan: ” La mamma questo non vuole.
Più non rammenti le sue parole?
Miao, miao, miao!
Suvvia, finiscila con questo gioco,
Che c’è pericolo di prender foco. ”

Ahimè! la fiamma la bimba investe,
Ardon le trecce, arde la veste.
Corre la misera di loco in loco,
Non c’è più scampo, è tutta in foco.

E Minz e Maunz inorriditi
Mandano acuti urli infiniti.
Miao, miao, miao!
Qui, qui venite, venite in fretta
Muore bruciata Paolinetta “.

Brucia in un soffio, sfuma in un punto
Veste e persona, tutto è consunto.
Un po’ di cenere e due scarpini,
Cara memoria de’ suoi piedini,
È quel che resta! Non c’è più nulla
Di quell’indocile, vispa fanciulla!

E Minz e Maunz, i due gattini
Tergon le lagrime coi lor zampini,
Miao, miao, miao!
Ahi, babbo e mamma, ahi, dove siete?
Ahi, vostra figlia più non vedrete! ”
Come un ruscello che irriga i prati
Scorron le lagrime dei desolati.

Heinrich Hoffmann

Pierino Porcospino – Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann
Tradotto in italiano da Gaetano Negri

La storia del cattivo Federico

Filed under: Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 8:21 am

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Vo’ narrarvi un gran castigo
Ch’è toccato a Federigo.
Delle bestie il patimento
Era a lui divertimento.
Alle mosche quel monello
Appressavasi bel bello,
Se posar vedeale chete
Sulla candida parete.
Zaf ! la mano egli serrava,
E le incaute imprigionava.
Poi le alucce dell’insetto
Via strappava per diletto.

Con in man lo sgabellino
Un dì uccise il canarino.
Inseguiva come un matto
La gallina, il cane, il gatto,
Ed un giorno quel feroce,
Spenta in lui del cor la voce
Quasi crederlo non lice,
Bastonò la sua nutrice!

Stava un cane a una sorgente
E beveva avidamente.
Gli s’appressa il birichino,
E, col piede e col frustino,
Lo percote. Il can guaisce,
Egli i colpi ribadisce,
Finché il cane a lui s’avventa
Ed il piè ch’è alzato addenta.
Federigo piange ed urla,
Ed il can gli fa una burla.
Lascia libero il nemico,
Spicca un salto, e, in men che dico,
Il frustin ch’è al suol cascato
Piglia in bocca, e difilato
Via sen corre vincitore
Del crudel persecutore.

Giunto a casa, il morsicato
Tosto a letto fu mandato,
Ché la gamba gli doleva
Sì che, notte e dì, gemeva.
Il dottor con grave piglio
Stava al piè del suo giaciglio.

E un’amara medicina
Gli versava ogni mattina.
Sul sedil del birichino
Siede a tavola il mastino,
Ed al posto del ferito,
Mangia il pranzo già allestito,
Il frustin con sé ha portato,
Sul sedile l’ha posato,
E lo tiene con gran cura
Ricordando l’avventura!

 
Heinrich Hoffmann

Pierino Porcospino – Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann
Tradotto in italiano da Gaetano Negri

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