Parole in gioco

febbraio 28, 2010

Vedere e guardare

Filed under: Formazione — paroleingioco @ 10:38 pm

E ela compreendeu que o olho só vê
aquilo que o coração deseja.
Quando o desejo é belo,
o mundo fica cheio de luz,
mas quando o desejo é ruim,
o mundo se entristece…

Vedere e guardare. E lei capì che gli occhi vedono soltanto quello che il cuore desidera. Quando il desiderio è bello, il mondo è pieno di luce, ma quando il desiderio è brutto, il mondo si rattrista…

Rubem Alves do livro “A toupeira que queria ver o cometa” – editora: Loyola

Ser adulto é ser cego
São as crianças que vêem as coisas – porque elas vêem sempre pela primeira vez com espanto, com assombro de que elas sejam do jeito como são. Os adultos de tanto vê-las, já não vêem mais . As coisas – as mais maravilhosas – ficam banais. Ser adulto é ser cego.

Sono solo i bambini che vedono le cose – perchè essi vedono sempre per la prima volta con stupore, con meraviglia che esse siano nel modo in cui sono. Gli adulti dal tanto vederle, già non le vedono più. Le cose – le più meravigliose – diventano banali. Essere adulto è essere cieco.

Rubem Alves do livro O amor que acende a lua – Papirus   – Disegno di Nicoletta Costa

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Lorenzo Milani

Filed under: Formazione,Libri,Pedagogia — paroleingioco @ 7:18 pm
don-milani

Lorenzo Milani nasce il 27 maggio 1923 da una famiglia della ricca borghesia fiorentina, da padre orgogliosamente laico e madre, Alice Weiss, ebrea. Cresce in un ambiente laico, di persone molto colte appartenenti alla borghesia illuminata (il cugino materno Edoardo Weiss fu uno dei primi allievi di Sigmund Freud e fondatore dell’Associazione Italiana di Psicoanalisi; il bisnonno paterno era Domenico Comparetti, filologo tra i maggiori dell’ottocento e non a caso Lorenzo sarà poi estremamente concentrato sull’importanza di possedere e saper usare la parola). A vent’anni, dopo un periodo in cui frequenta l’Accademia di Brera, si converte.
Si tratta di una conversione ampia, sia da agnostico a religioso che da “signorino” a fratello degli ultimi, degli emarginati, dei poveri. Scriverà monsignor Raffaello Bensi, suo padre spirituale, “Quel ragazzo partì subito per l’assoluto, senza vie di mezzo; voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire”. Ordinato prete, nel 1947, fu inviato come cappellano nella parrocchia di San Donato ove diede vita alla prima scuola popolare. Non smise più di far scuola, nemmeno quando, alla morte del vecchio parroco di San Donato, nel 1954, fu mandato “in esilio a Barbiana” un paesino del Mugello fuori dal mondo. Avversato dall’esterno e dall’interno della Chiesa: processato, nel 1965, per apologia di reato avendo, nella “Lettera ai cappellani militari” invitato all’obiezione di coscienza. Con i suoi ragazzi scrisse “Lettera ad una professoressa” denuncia delle disuguaglianze prodotte dalla scuola di classe, per i ricchi e non per i poveri. Morì nel 1967, per leucemia, a 44 anni.

L’ideale perseguito da Don Lorenzo Milani, che ritroviamo più recentemente anche nell’esperienza di Paulo Freire fra i campesinos del nord-est del Brasile, è la tematica della coscientizzazione.
Quest’ultima è soprattutto “la parola” intesa come segno di conquista della piena autonomia ed energia della coscienza: alfabetizzazione e coscientizzazione sono inseparabili.
L’alfabetizzazione non è semplice tecnica d’insegnamento, ma l’itinerario attraverso cui si prende coscienza della propria condizione di oppressi: al centro del riscatto sociale e culturale vi è la persona umana vista nella sua dignità irripetibile e nella sua capacità di essere consapevole.
Attraverso la cultura, l’istruzione, la persona conquista il dominio sulla parola ed attraverso l’uso della parola la persona prende coscienza.
Senza il dominio della parola il contadino non potrà mai esprimere la propria cultura e rappresentare gli interessi dei contadini.
Ma non serve per operare un salto di classe (diventando a propria volta elementi dominanti), ma per realizzare un riscatto della dignità della persona.
Egli non pensa che con la cultura il contadino non debba più essere tale, ma attraverso di essa può recuperare la sua dignità di uomo ed è quindi in grado di comunicare da uomo a uomo, da pari a pari, con il medico, con l’ingegnere ecc., usando le stesse parole: si realizza la giustizia culturale.
La vera cultura è quella che la coscienza produce da sé una volta che si decide a perseguire, con tutti gli strumenti necessari, la propria autonomia, la propria liberazione.
L’educazione costituisce pertanto una pratica di liberazione, la scelta di classe dalla parte degli oppressi, l’opposizione alla guerra, la denuncia della scuola classista che discrimina i poveri: istanze che ritornano, fortissime e drammatiche, nella realtà dei nostri giorni rendendone pertanto il messaggio estremamente attuale.
Non a caso su una parete della scuola era scritto “I CARE”, cioè “me ne importa, mi interessa, me ne prendo cura”, l’esatto contrario del motto fascista e qualunquista “me ne frego” che può essere talora riconosciuto anche nella cultura individualista di oggi.
“Mi interessa”, cioè a favore della volontà di approfondire le cose perché riguardano tutti, a vantaggio della collettività, per il bene comune.
Dal legame profondo fra Don Milani e la cultura ebraica troviamo il senso dell’importanza che egli attribuisce alla scuola (non dimentichiamo la rottura che crea con gli ambienti tradizionalisti cattolici aprendo la prima scuola popolare a San Donato di Calenzano, nel 1947, aperta a tutti, credenti e non credenti), nel Talmud infatti si legge “il mondo si regge sul lieve respiro dei bambini che vanno a scuola” ed ancora “finchè la scuola dei bambini funzionerà ci sarà speranza per il mondo”.
Riaffiora così l’esperienza della scuola del Dott. Korzack che, nel ghetto di Varsavia, durante la seconda guerra mondiale, continuò ad occuparsi dell’educazione e dell’istruzione dei bambini ospiti dell’orfanotrofio da lui diretto.
Ed ancora dell’esperienza delle numerose scuole organizzate nei campi di concentramento, quindi in luoghi di distruzione e crudeltà totale.
Analogamente la via pedagogica milaniana è una via di pace, ma non una pace che addormenti le coscienze, bensì una pace che inquieti, che interroghi, che provochi crescita e metamorfosi nelle coscienze.
Gli insegnamenti di Don Milani (e di Freire) si sono accompagnati, tra gli anni sessanta e settanta del secolo appena conclusosi, a quelli di altri illustri esponenti del mondo culturale e pedagogico e del pacifismo di quel periodo: Aldo Capitini, Danilo Dolci, Don Zeno Saltini (nomadelfia), Ivan Illich.

Tutti questi autori sono legati dalla tesi che l’educazione non può essere che coniugata con la pace, la non violenza: una non violenza attiva, intelligente, impegnata, partecipativa, in grado di contrastare la violenza, l’autoritarismo, di coglierne e dimostrarne gli effetti perversi, in prima istanza sul piano educativo.

“Dovevo insegnare come il cittadino reagisce all’ingiustizia.
Come egli ha la libertà di parola e di stampa.
Come il cristiano reagisce anche al sacerdote ed al vescovo che sbaglia.
Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.”

(Don Milani dalla “Lettera ai giudici”)

Ho un vulcano nella pancia

Filed under: Didattica,Formazione,Libri — paroleingioco @ 10:40 am

La rabbia è spesso un problema per i bambini, per i genitori e gli insegnanti. Perché? Perché tutti ne abbiamo paura. La rabbia potrebbe voler dire che qualcuno ha perso il controllo e potrebbe farci del male, o potrebbe significare che qualcuno non ci accetta.
Ho un vulcano nella pancia è uno strumento utile per aiutare i bambini tra i 6 e gli 11 anni ad affrontare la rabbia in modo sano, sereno, nonviolento, a trovare motivazioni, a vivere senza paura e a costruire relazioni positive.
È uno strumento pensato per insegnanti, genitori, animatori e per tutti coloro che lavorano con i bambini. Contiene storie, giochi “pronti per l’uso” ed esercizi ideati per incoraggiare i bambini a riconoscere la rabbia e ad affrontarla in maniera costruttiva.
Il volume comprende capitoli sui concetti chiave, su come aiutare i bambini a costruire una buona stima di sé, su cosa possono fare gli adulti quando un bambino è arrabbiato e su come organizzare un ciclo di lezioni per imparare a gestire la rabbia.
Gli esercizi sono descritti in maniera dettagliata, con indicazioni per l’età, le strategie educative, i materiali necessari e le istruzioni a uso dei bambini. Sono tutti facilmente utilizzabili da genitori, insegnanti, operatori e animatori.

Ho un vulcano nella pancia. Come aiutare i bambini ad affrontare la rabbia di Eliane Whitehouse – Warwick Pudney Editore: EGA – Anno: 2003

febbraio 26, 2010

Il viaggio

Filed under: Poesia — paroleingioco @ 10:06 pm

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita
senza mai scalfire la superficie dei luoghi
nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare
chiunque abbia una storia da raccontare.

Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le cose,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina guardando una stella
ascoltando una voce
seguendo le orme di altri passi.
Cammina cercando la vita
curando le ferite lasciate dai dolori.
Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.

Rubén Blades

febbraio 24, 2010

Ciao, tu

Filed under: Libri,Roberto Piumini — paroleingioco @ 10:37 pm

“Certo se mi sbagli non c’è niente da ridere. Se ti sei messo in testa che ho una certa faccia, perché sembra che s’intoni con i pensieri che penso e anche con quelli che pensi tu di me, e poi non è così. O magari è solo che quella faccia ti piace, e vorresti che fosse la mia, lo vorresti così forte che alla fine ti convinci che sono io, invece poi colpo di scena”. Così scrive Viola a Michele, suo compagno di scuola. Un libro per viaggiare verso l’età adulta con una sola certezza in tasca: niente è tutto bianco o tutto nero. “I fasti di computer e Internet, telefono ed e-mail non hanno offuscato la voglia, tutta adolescenziale, di comunicare anche per lettera.”

Ciao, tu di Roberto Piumini e Beatrice Masini Contrasti – Fabbri Editori

febbraio 23, 2010

La scuola raccontata al mio cane

Filed under: Libri — paroleingioco @ 9:35 pm

Quando leggiamo a chi ci è vicino quel che ci piace o ci emoziona, noi stiamo insegnando. Ma ne siamo felicemente inconsapevoli. Non abbiamo fatto nessun corso di didattica e non sappiamo affatto che quel che stiamo facendo è insegnare, lo facciamo e basta, perché ci sembra naturale farlo, e l’unico impulso che seguiamo è il profondo desiderio che l’altro partecipi alla nostra gioia interiore, che la condivida.

Paola Mastrocola

Che cosa può ancora fare un’insegnante che ama il suo lavoro? Quali sono le prospettive di un mestiere che non sa nemmeno più riconoscere se stesso? Un racconto-riflessione, amaro e divertito, sulla nuova scuola italiana, le sue follie e il suo declino che pare inarrestabile. Tra aneddoti, curiosità e stridenti effetti comici, il ritratto di un mestiere che davvero “non c’è più”, perché è stato strozzato e fatto a pezzi da insensate “parole d’ordine”, ingabbiato in un labirinto di “progetti”, “strategie educative” e “recuperi”, lasciando i suoi protagonisti, insegnanti ma anche studenti, spaesati e delusi, forse anche nostalgici di un mondo in cui le parole “insegnare” e “studiare” non significavano altro che se stesse.

La scuola raccontata al mio cane di Paola Mastrocola, Editore Guanda (collana Le fenici rosse) 2004

febbraio 11, 2010

Storie dell’orizzonte

Filed under: Roberto Piumini,Teatro — paroleingioco @ 3:59 pm

febbraio 6, 2010

E ora tocca a voi

Filed under: Poesia — paroleingioco @ 11:28 pm

E ora tocca a voi battervi
gioventù del mondo;
siate intransigenti
sul dovere di amare.
Ridete di coloro
che vi parleranno di prudenza,
di convenienza,
che vi consiglieranno
di mantenere
il giusto equilibrio.

La più grande
disgrazia che vi possa capitare
è di non essere utili a nessuno,
e che la vostra vita
non serva
a niente.

Raoul Follereau

Raoul Follereau (Nevers, 17 agosto 1903 – Parigi, 6 dicembre 1977) è stato un giornalista e poeta francese. È stato il fondatore dell’Associazione Raoul Follereau che dal 1967 aiuta e difende i diritti dei lebbrosi in particolare nei paesi africani.

LA MIA MUCCA

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari — paroleingioco @ 10:57 am

La mia mucca è turchina
si chiama Carletto
le piace andare in tram
senza pagare il biglietto .

Confina a nord con le corna ,
a sud con la coda .
Porta un vecchio cappotto
e scarpe fuori moda.

La sua superficie
non l’ho mai misurata,
dev’essere un po’ meno
della Basilicata .

La mia mucca è buona
e quando crescerà
sarà la consolazione
di mamma e di papà.

(Signor maestro, il mio tema
potrà forse meravigliarla:
io la mucca non ce l’ho,
ho dovuto inventarla).

Gianni Rodari – Illustrazione di Sergio Masala http://www.sergiomasala.com/mucca.htm

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