Parole in gioco

luglio 19, 2009

Mafalda in vacanza al mare

Filed under: Fumetti — paroleingioco @ 6:52 pm

Mafalda_Sexy

La moglie di sapone

Filed under: Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 6:25 pm


Un uomo aveva una moglie di sapone
che lavava tutto in continuazione.
Quanta schiuma faceva quella moglie
quando lavava lenzuoli e tovaglie!
Tutta la casa era uno splendore
perché lei la lavava ogni tre ore.
Profumava di fresco anche il marito
perché lei lo tenenva ben pulito.
“Dammi un bacio” lui le domandava,
ma lei tutta la faccia gli lavava.
“Una carezza sola!” lui implorava,
ma lei tutta la schiena gli sciacquava.
Però non durò molto quella moglie
Perché, lavando, il sapone si scioglie,
e quando si fu tutta consumata
il vedovo sposò una cioccolata.

Roberto Piumini

The soapy wife

There was a man who had a soapy wife
who just kept on washing everything.
So much lather she gave
when she washed bedsheets and tableclothes.
Their home was always splendid
because she washed it every two hours.
Even her husband smelled fresh
because she kept him nice and clean.
“Will you give me a kiss” he asked,
but she lathered his face.
“Only one caress!” he begged,
but she rinsed his back.
But that wife didn’t last for long
because soap melts, when you wash,
and when she was all consumed
the widower married a chocolate.

Mafalda pensiero…

Filed under: Fumetti — paroleingioco @ 12:10 pm

Mafalda_Intelligenza

Giro giro tondo

Filed under: Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 12:07 pm

Giro giro tondo,
tondo come il mondo,
la luna qualche volta,
la palla quando salta,
il tondo del mio occhio,
la ruota sotto il cocchio,
il giro della chiave,
l’oblò sopra la nave,
la perla sotto il mare,
l’anello dell’amore,
il sole luminoso,
il pozzo silenzioso,
il volo del rapace,
la guerra non è pace,
la pace non è guerra,
e tutti giù per terra!

Roberto Piumini

Mafalda e il sentiero del bene

Filed under: Fumetti — paroleingioco @ 11:54 am

Mafalda_Bene

luglio 15, 2009

Il trionfo della nuova ignoranza

Filed under: Formazione,Varie ed eventuali — paroleingioco @ 8:03 pm

Severi? Ma quando mai? Noi insegnanti non siamo più in grado di essere veramente severi, anche lo volessimo, anche fossimo presi dal sacro fuoco di un rinnovamento all’inverso, anche detto – da alcuni vecchi nostalgici del nuovo – regresso, empito reazionario, rigurgito totalitario ovvero ritorno all’ordine. Non siamo più capaci.
Se ci proviamo anche solo un po’, subito la vocina saccente del vecchio grillo parlante (secondo me ex sessantottino) ci dice di smetterla, ci avverte che bisogna comprendere e non punire, motivare e non selezionare, consigliare e non giudicare (ad esempio con un brutale voto). Abbiamo perso i meccanismi interiori della severità. Siamo stati non geneticamente, ma storicamente modificati. Inoltre nessuno di noi desidera bocciare i suoi alunni, perché non vogliamo che si abbassi ulteriormente la media dei nostri laureati nelle graduatorie europee. Abbiamo bisogno di far numero, ci guardiamo bene dal rimanere indietro!
A cosa dobbiamo quindi l’aumento di bocciati, che tanto oggi ci sconcerta? (pur ricordando, tra parentesi, che sempre solo del 3 per cento totale si tratta, e che quindi siamo ben lontani da una strage!). Escluderei che sia dovuto all’avvento di una rivoluzionaria neoseverità, ma azzarderei piuttosto l’ipotesi ardita che la causa sia l’avvento di una dirompente neoignoranza degli studenti. Cioè, detto in breve: più bocciati non perché gli insegnanti siano più severi, ma perché gli studenti sono più ignoranti. O meglio, sempre più smaccatamente ignoranti, così che non sia più possibile far finta di niente.
Ecco, riassumerei così: c’è un limite a tutto! Di fronte al ragazzo che all’esame balbetta due frasi in croce, scrive ventiquattro praticamente e dodici cioè, non conosce l’uso dell’apostrofo e non sa collocare nel tempo le imprese di Garibaldi o le statue del Canova, l’insegnante di colpo oggi prende atto. Reagisce. Non per severità, ma per raggiunto limite della decenza. Non è più disposto a chiudere un occhio, perché oggi gli effetti del suo occhio chiuso (per decenni!) sono sotto gli occhi (apertissimi) di tutti: ad esempio misurabili dai test internazionali dove arriviamo sempre ormai tra gli ultimi. Insomma, penso che il clima sia un po’ cambiato, e che sia sempre più difficile (se non immorale) nascondere, minimizzare, mascherare, o credere di vivere nel migliore dei mondi possibili. Così che avviene il paradosso, secondo cui bocciamo, a dispetto della nostra congenita non-severità. Insomma, non siamo più severi, ma non possiamo più neanche essere dei Pangloss.

PAOLA MASTROCOLA – Fonte:  http://www.lastampa.it

luglio 14, 2009

Se nel solaio un giorno un gatto nero

Filed under: Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 3:27 pm

Se nel solaio un giorno un gatto nero
vede un filo di luce e con la zampa
lo acchiappa e lo tira e lo
aggroviglia e lo
ammassa
in confusa matassa
speriamo davvero
che quel filo di luce si strappi
prima che disfi il sole il gatto nero.

Roberto Piumini

luglio 12, 2009

Nulla dura per sempre

Filed under: Formazione,Fumetti — paroleingioco @ 9:11 am

luglio 11, 2009

Il bambino muto

Filed under: Formazione,Poesia — paroleingioco @ 6:22 pm

Il bambino cerca la sua voce.
(L’aveva il re dei grilli).
In una goccia d’acqua
cercava il bambino la sua voce.

Non la voglio per parlare,
me ne farò un anello
che porterà il mio silenzio
al dito mignolo.

In una goccia d’acqua
cercava il bambino la sua voce.

(La voce prigioniera, lontano,
si metteva un vestito di grillo).

Federico Garcia Lorca

luglio 9, 2009

La parola “piangere”

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari,Libri — paroleingioco @ 1:33 pm

Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?
I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola “piangere”
e alla maestra in coro chiederanno:
“Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire”.
Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d’oro,
e dirà loro:
Così e così.
I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate…
E un giorno tutti in fila,
andranno a visitare
il Museo delle lacrime:
io li vedo, leggeri e felici,
i fiori che ritrovano le radici.
Il Museo non sarà tanto triste:
non bisogna spaventare i bambini.
E poi, le lacrime di ieri
non faranno più male:
è diventato dolce il loro sale.
…E la vecchia maestra narrerà:
“Le lacrime di una mamma senza pane…
le lacrime di un vecchio senza fuoco…
le lacrime di un operaio senza lavoro…
le lacrime di un negro frustato
perché aveva la pelle scura…”
“E lui non disse nulla?”
“Ebbe paura?”
“Pianse una sola volta ma giurò:
una seconda volta
non piangerò”.
I bimbi di domani
rivedranno le lacrime
dei bimbi di ieri:
del bimbo scalzo,
del bimbo affamato,
del bimbo indifeso,
del bimbo offeso, colpito, umiliato…
Infine la maestra narrerà:
“Un giorno queste lacrime
diventarono un fiume travolgente,
lavarono la terra
da continente a continente,
si abbatterono come una cascata:
così, così la gioia fu conquistata”.

di Gianni Rodari da: Versi e storie di parole – Einaudi ragazzi, 1995

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