Parole in gioco

luglio 15, 2009

Il trionfo della nuova ignoranza

Filed under: Formazione,Varie ed eventuali — paroleingioco @ 8:03 pm

Severi? Ma quando mai? Noi insegnanti non siamo più in grado di essere veramente severi, anche lo volessimo, anche fossimo presi dal sacro fuoco di un rinnovamento all’inverso, anche detto – da alcuni vecchi nostalgici del nuovo – regresso, empito reazionario, rigurgito totalitario ovvero ritorno all’ordine. Non siamo più capaci.
Se ci proviamo anche solo un po’, subito la vocina saccente del vecchio grillo parlante (secondo me ex sessantottino) ci dice di smetterla, ci avverte che bisogna comprendere e non punire, motivare e non selezionare, consigliare e non giudicare (ad esempio con un brutale voto). Abbiamo perso i meccanismi interiori della severità. Siamo stati non geneticamente, ma storicamente modificati. Inoltre nessuno di noi desidera bocciare i suoi alunni, perché non vogliamo che si abbassi ulteriormente la media dei nostri laureati nelle graduatorie europee. Abbiamo bisogno di far numero, ci guardiamo bene dal rimanere indietro!
A cosa dobbiamo quindi l’aumento di bocciati, che tanto oggi ci sconcerta? (pur ricordando, tra parentesi, che sempre solo del 3 per cento totale si tratta, e che quindi siamo ben lontani da una strage!). Escluderei che sia dovuto all’avvento di una rivoluzionaria neoseverità, ma azzarderei piuttosto l’ipotesi ardita che la causa sia l’avvento di una dirompente neoignoranza degli studenti. Cioè, detto in breve: più bocciati non perché gli insegnanti siano più severi, ma perché gli studenti sono più ignoranti. O meglio, sempre più smaccatamente ignoranti, così che non sia più possibile far finta di niente.
Ecco, riassumerei così: c’è un limite a tutto! Di fronte al ragazzo che all’esame balbetta due frasi in croce, scrive ventiquattro praticamente e dodici cioè, non conosce l’uso dell’apostrofo e non sa collocare nel tempo le imprese di Garibaldi o le statue del Canova, l’insegnante di colpo oggi prende atto. Reagisce. Non per severità, ma per raggiunto limite della decenza. Non è più disposto a chiudere un occhio, perché oggi gli effetti del suo occhio chiuso (per decenni!) sono sotto gli occhi (apertissimi) di tutti: ad esempio misurabili dai test internazionali dove arriviamo sempre ormai tra gli ultimi. Insomma, penso che il clima sia un po’ cambiato, e che sia sempre più difficile (se non immorale) nascondere, minimizzare, mascherare, o credere di vivere nel migliore dei mondi possibili. Così che avviene il paradosso, secondo cui bocciamo, a dispetto della nostra congenita non-severità. Insomma, non siamo più severi, ma non possiamo più neanche essere dei Pangloss.

PAOLA MASTROCOLA – Fonte:  http://www.lastampa.it

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