Parole in gioco

Novembre 8, 2009

Storie dell’orizzonte

Archiviato in: Teatro — paroleingioco @ 9:21 pm

09storizzonte

Lo spettacolo è rivolto a classi del secondo ciclo di scuola elementare.

 

Che buffa l’allegria, che ti fa ridere,

allarga la tua bocca in un sorriso,

riscalda la tua pelle, ti fa muovere,

ti pizzica le labbra e infrizza il naso.

Che buona l’allegria, che ti fa lieto,

ti illumina lo sguardo e il pensiero,

ti rende più leggero e dolce il fiato,

ti mette voglia di cantare in coro.

Che bella l’allegria che grida il grido,

getta la voce a ridere nel vento,

nella tua gola chiusa scioglie il nodo,

e con le tue parole forma il canto.

Roberto Piumini

Brif, bruf, braf

Archiviato in: Fiaba, Gianni Rodari — paroleingioco @ 10:01 am

Due bambini, nella pace del cortile, giocavano a inventare una lingua speciale per poter parlare tra loro senza far capire nulla agli altri.
“Brif, braf”, disse il primo.
“Braf, brof”, rispose il secondo. E scoppiarono a ridere.
Su un balcone del primo piano c’era un vecchio buon signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra dirimpetto c’era una vecchia signora né buona né cattiva.
“Come sono sciocchi quei bambini”, disse la signora.
Ma il buon signore non era d’accordo: ” Io non trovo”.
“Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto”.
“E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: “che bella giornata”. Il secondo ha risposto: “domani sarà ancora più bello”.
La signora arricciò il naso ma stette zitta, perchè i bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua.
“Maraschi, barabaschi, pippirimoschi”, disse il primo.
“Bruf”, rispose il secondo. E giù di nuovo a ridere tutti e due.
“Non mi dirà che ha capito anche adesso”, esclamò indignata la vecchia signora.
“E invece ho capito tutto”, rispose sorridendo il vecchio signore. Il primo ha detto: “come siamo contenti di essere al mondo”. E il secondo ha risposto: “il mondo è bellissimo”.
“Ma è poi bello davvero? insisté la vecchia signora.
“Brif, bruf, braf”. rispose il vecchio signore.

Gianni Rodari

Dedicata a Genova MA SE GHE PENSU

Archiviato in: Canzoni — paroleingioco @ 9:51 am

Ottobre 28, 2009

L’IPÊ E LA SCUOLA

Archiviato in: Didattica, Formazione — paroleingioco @ 10:31 am
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Mi ricordo perfettamente la prima volta che ho letto Martin Buber. Era pomeriggio, stavo sdraiato sull’amaca, là in Minas Gerais Man mano che leggevo il libro Io-tu grande gioia mi invadeva. Infatti le parole di Buber stavano illuminando il mio mondo interiore. Mi riconoscevo in quello che lui diceva. Io ho capito ciò che prima stavo vivendo senza capire. Provo a spiegare raccontando ciò che mi è accaduto un giorno. Stavo passeggiando, assorto nei miei pensieri, quando mi ha sorpreso con un assalto frontale un’esplosione di fiori: un ipê rosa [ ipê è un albero dai fiori di un colore acceso e delicato allo stesso tempo, quasi fosforescente. ndr. ]. Stupore, quasi spavento! M’è venuta una sùbita voglia di abbracciare quell’albero, mangiare i suoi fiori! Ero riconoscente verso la natura così meravigliosa, sacra! Eppure molte persone erano passate di lì o stavano passando o sarebbero passate più tardi senza provare il minimo stupore. So di una donna che odiava a morte il mansueto e meraviglioso ipê giallo che c’era davanti a casa sua. L’odiava perché “i fiori sporcano il suolo”. Suolo di fiori gialli, d’oro, che dovrebbero restare lì! Fiori che c’è da togliersi le scarpe e camminare a piedi scalzi su quel tappeto! Ma la donna non vedeva con gli occhi. Vedeva con la scopa. Vedeva spazzatura. Adesso spiego Buber. Per Buber le cose, gli alberi, gli animali, le persone non sono cose, alberi, animali, persone in se stessi. Ma sono quello che sono a partire dalla relazione che stabiliamo con essi. Per la donna della scopa l’ipê giallo era un oggetto inerte, senza mistero. Per me gli ipê sono uno stupore: bellezza, gioia, rivelazione del mistero dell’universo. C’è un tipo di relazione che trasforma tutto in oggetti morti. Una donna si trasforma in oggetto per l’uomo che la usa al fine di provare piacere. Un uomo si trasforma in oggetto per la donna che lo usa al fine di ottenere status o sicurezza. Un bambino si trasforma in oggetto quando i suoi genitori lo manipolano per realizzare i propri sogni. Per un professore che pensa soltanto a terminare l’intero programma scolastico tutti gli alunni sono oggetti. Per chi corre dietro ai miracoli Dio è un oggetto che fa miracoli. L’elettore è un oggetto che il politico usa per ottenere il potere. Un ammalato può essere, per il medico, un “organismo affetto da malattia” e nulla più (oh, la scena di professori e universitari intorno a un malato del quale non sanno niente, neppure il nome, in una sala di ospedale! Lì non c’è un essere umano, ma un “caso interessante” ). Buber ha dato a questo tipo di relazione il nome di “io-esso”. Toccate dalla relazione io-esso , tutte le realtà – siano esse cose, animali, persone, alberi, Dio stesso – tutte si trasformano in oggetti : io le uso per ottenere i miei propositi. Io sono il centro del mondo. Tutto quello che mi circonda è ridotto a ferramenta per i miei interessi. Quando invece i miei occhi sono aperti per cogliere lo stupore e il mistero delle realtà che mi circondano, io trattengo la mia mano. Non riduco le realtà a meri utensili. Tutti riconosco come miei compagni – non importa se si tratta di un ipê fiorito, o un cagnolino, una poesia, un bambino che vuole lavare il parabrezza della mia auto al semaforo Buber a questo tipo di relazione ha dato il nome di “io-tu”. Le nostre scuole sono programmate come “catene di montaggio”: i bambini sono “oggetti” che vengono “formati” secondo certe norme a loro esterne. Alla fine, più che “maturità” c’è “conclusione dell’assemblaggio”: gli studenti sono carichi di saperi, centinaia, migliaia, tutti uguali. Appartengono al mondo dell’ io-esso. Invece nella relazione io-tu ogni bambino è unico – per il fatto che è un compagno nella mia vita, compagno irrepetibile, non ce ne sarà un altro uguale. Nel mondo dell’ io-esso si usa il potere perché si vuole manipolare un oggetto. Nel mondo dell’ io-tu non si ricorre mai al potere perché si vuole accogliere dentro di sé ciò che sta innanzi. Il segreto della scuola dei miei sogni non sta nelle ricette dei princìpi pedagogici, ma nell’ipê fiorito. Sta nell’abbandono dell’uso del potere e della manipolazione. Immaginate una scuola dove non c’è direttore: tutti i professori sono direttori, nel senso che non c’è chi prenda decisioni finali; i “direttori” non vogliono usare il potere per far valere le proprie idee; le decisioni sono tutte condivise. Una scuola dove i professori non valgono più degli alunni. Dove i professori non danno ordini e gli alunni ubbidiscono. Qual è la ricetta? Non esiste. Come non c’è una ricetta per far fiorire l’ipê. O, come diceva Angelo Silesius:

” La rosa non ha perché: fiorisce perché fiorisce “.

Rubem Alves

Ottobre 26, 2009

Open Office 4 Kids: versione semplificata di Open Office per bambini e ragazzi

Archiviato in: Didattica, Tecnologia — paroleingioco @ 10:09 am

 Oo4Kids

Open Office 4 Kids (OOo4Kids) è la suite di Open Office pensata per bambini e ragazzi.

Si tratta di una versione di Open Offce pensata infatti per la fascia di età che va dai 7 ai 14 anni. Disponibile per ora in Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco e Portoghese, si spera possa essere distribuita gratuitamente presto anche in Italiano. Al momento è disponibile solo la release 0.5, vale a dire una versione ancora acerba che col tempo sarà migliorata e ottimizzata per renderla sempre più “amichevole” ai bambini. Le differenze principali tra Open Office e Open Office 4 Kids sta nella leggerezza e nella mancanza delle funzioni più complicate (meno barre e bottoni, interfaccia grafica più pulita, rapidità di esecuzione).

E’ dunque una suite semplificata derivata dalla principale che per la sua facilità d’uso potrebbe piacere anche agli adulti e soprattutto potrebbe essere gradita al mondo della scuola e agli insegnanti Nasce dal progetto OpenOffice Education con l’intento di avvicinare il mondo dell’educazione alla cultura open source insita in OpenOffice.org. OOo4K può essere scaricata gratuitamente per i sistemi operativi Microsoft Windows, Linux e Apple Macintosh

Fonte: http://www.maestroalberto.it/2009/10/23/open-office-4-kids-versione-semplificata-di-open-office-per-bambini-e-ragazzi/

Ottobre 25, 2009

Spettacoli di e con Roberto Piumini – Codroipo 2/3 novembre 2009

Archiviato in: Roberto Piumini, Teatro — paroleingioco @ 10:15 pm

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Ottobre 23, 2009

La Rosina bella

Archiviato in: Canzoni, Didattica — paroleingioco @ 6:28 pm

E verrà quel dí di lune
mi vó al mercaa a comprà la fune
Lune la fune
e fine non avrà
e la Rosina bella in sul mercaa
e la Rosina bella in sul mercaa.

E verrà quel dí di marte
mi vó al mercaa a comprà le scarpe
Marte le scarpe
lune la fune
e fine non avrà
e la Rosina bella in sul mercaa
e la Rosina bella in sul mercaa.

E verrà quel dì di mercole
mí vó al mercaa comprà le nespole
Mercole le nespole
marte le scarpe
lune la fune
e fine non avrà
e la Rosina bella in sul mercaa
e la Rosina bella in sul mercaa.

E verrà quel dí di giove
mí vó al mercaa comprà le ove
Giove le ove
mercole le nespole
marte le scarpe
lune la fune
e fine non avrà
la Rosina bella in sul mercaa
la Rosina bella in sul mercaa.

E verrà quel dí di venere
mí vó al mercaa comprà la cenere
Venere la cenere
giove le ove
mercole le nespole
marte le scarpe
lune la fune
e fine non avrà
la Rosina bella in sul mercaa
la Rosina bella in sul mercaa.

E verrà quel dì di sabato
mi vó al mercaa comprare l’abito

Sabato l’abito
venere la cenere
giove le ove
mercole le nespole
marte le scarpe
lune la fune
e fine non avrà
la Rosina bella in sul mercaa
la Rosina bella in sul mercaa.

E verrà quel dì di festa
mí vó al mercaa comprà la vesta
Festa la vesta
sabato l’abito
venere la cenere
giove le ove
mercole le nespole
marte le scarpe
lune la fune
e fine non avrà
e la Rosina bella in sul mercaa
e la Rosina bella in sul mercaa.

Canzone della tradizione popolare

Ottobre 19, 2009

LA LEPRE E LA TARTARUGA

Archiviato in: Fiaba, Formazione — paroleingioco @ 8:38 pm

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: “Nessuno può battermi- diceva- sfido chiunque a correre con me.
La tertaruga con la sua solita calma disse:- accetto la sfida.
- Questa è buona- disse la lepre- e scoppiò a ridere.
- Non vantarti prima di aver vinto- disse la tartaruga. -Vuoi fare questa gara?- così fu stabilito il percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine, quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò e per dimostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica,un passo dopo l’altro e quando la lepre si svegliò la vide vicino al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La Tartaruga sorridendo disse:- non serve correre, bisogna partire in tempo.

Esopo

Ottobre 18, 2009

I Mesi dell’Anno

Archiviato in: Filastrocca — paroleingioco @ 7:36 pm

Ottobre 17, 2009

GIROTONDO DEI MESI

Archiviato in: Filastrocca, Tradizione popolare — paroleingioco @ 2:07 pm

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Giro giro tondo giriamo tutto il mondo
Gennaio gira gira, Febbraio tira tira
Se Marzo un po’ rallenta, April non si contenta
Ma vuol che Maggio voli, tra passeri e usignoli
Poi Giugno va beato, di spighe inghirlandato
Va Luglio con Agosto che pare un girarrosto;
E girano Settembre, Ottobre con Novembre
Dicembre chiude l’anno in una stanza scura
Ma il furbo Capodanno vi scopre un’apertura
Gennaio fa passare per poi ricominciare
Il giro giro tondo che dura quanto il mondo.

tradizione popolare

Illustrazione Nicoletta Costa

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