Parole in gioco

febbraio 2, 2015

Promemoria

Filed under: Filastrocca,Gianni Rodari — paroleingioco @ 6:56 pm

swing

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari

(Italia, 1920-1980)

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dicembre 30, 2014

Analisi del 2014

Filed under: Uncategorized — paroleingioco @ 7:26 pm

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 450.000 volte nel 2014. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 19 anni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

dicembre 15, 2014

Da dove viene quella roba lì?

Filed under: Poesia — paroleingioco @ 5:42 pm

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Da dove viene quella roba lì?
Non mi piace, lo so già!
E perché è fatta così?
Ma che schifo che mi fa!
Si può sapere che cos’è?
Ha una forma così strana
no, no, no, non fa per me!
Almeno si sa come si chiama?

Si chiama: assaggiami un boccone
ed è un invito più che un nome.
Chi a tavola è curioso
scopre un mondo più gustoso!

Giusy Quarenghi

Carota

Filed under: Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 5:21 pm

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Cara carota
storta nell’orto
dritta confitta
in terra o serra
o fatta a fette
sottili e fitte
o tutta cotta
messa nel lesso
o grattugiata
o naso pazzo
di un pupazzo
matta matita
color carota
dito condito
pipa di pappa
sfida per dente
palo in palato
trita con trota
bella bollita
cara carota.
Roberto Piumini

luglio 1, 2014

La passeggiata di un distratto

Filed under: Fiaba,Gianni Rodari — paroleingioco @ 2:09 pm

– Mamma, vado a fare una passeggiata.
– Va’ pure, Giovanni, ma sta’ attento quando attraversi la strada.
– Va bene, mamma. Ciao, mamma. – Sei sempre tanto distratto.
– Sì, mamma. Ciao, mamma.
Giovannino esce allegramente e per il primo tratto di strada fa bene attenzione. Ogni tanto si ferma e si tocca.
– Ci sono tutto? Sì, – e ride da solo.
È così contento di stare attento che si mette a saltellare come un passero, ma poi s’incanta a guardare le vetrine, le macchine, le nuvole, e per forza cominciano i guai.
Un signore, molto gentilmente, lo rimprovera:
– Ma che distratto, sei. Vedi? Hai già perso una mano.
– Uh, è proprio vero. Ma che distratto, sono.
Si mette a cercare la mano e invece trova un barattolo vuoto. Sarà proprio vuoto? Vediamo. E cosa c’era dentro prima che fosse vuoto. Non sarà mica stato sempre vuoto fin dal primo giorno…
Giovanni si dimentica di cercare la mano, poi si dimentica anche del barattolo, perché ha visto un cane zoppo, ed ecco per raggiungere il cane zoppo prima
che volti l’angolo perde tutto un braccio. Ma non se ne accorge nemmeno, e continua a correre.
Una buona donna lo chiama: – Giovanni, Giovanni, il tuo braccio!
Macché, non sente.
– Pazienza, – dice la buona donna. – Glielo porterò alla sua mamma.
E va a casa della mamma di Giovanni.
– Signora, ho qui il braccio del suo figliolo.
– Oh, quel distratto. Io non so più cosa fare e cosa dire.
– Eh, si sa, i bambini sono tutti così. Dopo un po’ arriva un’altra brava donna.
– Signora, ho trovato un piede. Non sarà mica del suo Giovanni?
– Ma sì che è suo, lo riconosco dalla scarpa col buco. Oh, che figlio distratto mi è toccato. Non so più cosa fare e cosa dire.
– Eh, si sa, i bambini sono tutti così.
Dopo un altro po’ arriva una vecchietta, poi il garzone del fornaio, poi un tranviere, e perfino una maestra in pensione, e tutti portano qualche pezzetto di Giovanni: una gamba, un orecchio, il naso.
– Ma ci può essere un ragazzo più distratto del mio? – Eh, signora, i bambini sono tutti così.
Finalmente arriva Giovanni, saltellando su una gamba sola, senza più orecchie né braccia, ma allegro come sempre, allegro come un passero, e la sua mamma scuote la testa, lo rimette a posto e gli dà un bacio. – Manca niente, mamma? Sono stato bravo, mamma? – Sì, Giovanni, sei stato proprio bravo.

Gianni Rodari

 

 

Gianni Rodari nasce ad Omegna nel 1920; compiuti gli studi magistrali si avvia alla carriera dell’insegnamento elementare. Attivo sin da giovane nelle file dell’Azione Cattolica, in seguito aderisce all’ideologia comunista abbracciando l’attività politica del partito e collaborando come giornalista politico non allineato in più di una redazione. Uomo schivo, meticoloso nell’appuntare le sue idee più disparate, ci ha lasciato un’enorme quantità di scritti che vanno dagli articoli giornalistici, agli appunti sparsi, alle favole e filastrocche per bambini e per adulti; ha curato inoltre l’edizione italiana delle fiabe di Andersen negli anni Settanta in qualità di ricercatore. Le sue prime prove di scrittore per bambini risalgono al periodo milanese; nel 1947 sul “Giornale della domenica” scrive racconti e filastrocche, tessendo preziosi contatti con i «suoi» lettori, che, in una sorta di dialogo intergenerazionale gli offrono spunti e sottopongono questioni di ogni tipo stimolando la sua produzione letteraria. La popolarità arriva nel 1960 quando pubblica presso l’Einaudi di Torino, “Filastrocche in cielo e in terra”, l’opera che lo porterà alla notorietà come scrittore per l’infanzia, non solo in Italia ma presto anche all’estero. Capolavoro di pedagogia e didattica sui generis, la sua produzione è percorsa dal dato costante del rapporto tra adulto e bambino, con le sue favole moderne Rodari ripropone nel novecento questo genere di racconto per ragazzi e lo rinnova adeguandolo ai tempi. L’obiettivo resta sempre quello educativo che grazie alla favola è realizzato in modo leggero e divertente anche quando i temi sono seri e importanti, il tutto coronato da una morale finale. Nel 1970 vince il  premio Andersen. Rodari ha contribuito a un rinnovamento della letteratura per l’infanzia con una vasta produzione percorsa da una vena di intelligente comicità, dando spazio ai temi della vita d’oggi e sostituendo il tradizionale favolismo magico con personaggi e situazioni surreali.

giugno 30, 2014

La storia del fiero cacciatore

Filed under: Fiaba,Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 9:22 pm

1426_storia_fiero_cacciatore

Era il mattino, e il fiero cacciatore
Col suo nuovo giubbetto che ha il colore
Dell’erba fresca in un bel dì d’aprile,
Col corno, col carniere e col fucile,
Sen va pei campi e per le dense selve
A far gran preda di tremende belve.

Gli occhiali ha collocato sovra il naso
E d’affrontar la lepre è persuaso.
La lepre intanto, che fra l’erba siede,
Ride del cacciator che non la vede.

Ma sotto il sol, che lo rendeva ansante,
A lui pare il fucil troppo pesante.
Sotto una pianta a riposar si giace,
E la lepre lo guarda e sen compiace.
Quando il sente russar beatamente,
La lepre s’avvicina all’imprudente;
Gli porta via lo schioppo e poi gli occhiali.
E via sen corre, quasi avesse l’ali.
La lepre sul nasino ha collocato
Gli occhiali ed il fucile ecco ha spianato.
Prende di mira il fiero cacciatore,
A cui per il terror traballa il core.
Ei fugge strepitando: ” Aita, aita,
Gente, gente, salvatemi la vita! ”

Davanti a un pozzo il cacciatore è giunto
Vederlo e saltar dentro è solo un punto.
A lui preme salvar la vita cara.
La lepre in quel momento il colpo spara!

Del cacciator la moglie al finestrino,
I1 caffè si sorbiva in un piattino.
La lepre, col suo colpo, le spezzò
I1 piattin nelle mani, ed ella: “Ohibò! ”
Indignata proruppe. Il leprottino
Della lepre gentile figliolino,
Accanto al pozzo, sull’ameno prato
Sen giaceva tranquillo, accoccolato,
Quando una goccia di caffè bollente
Ecco gli casca sul nasin; repente
Si scote e grida: ” Chi mi brucia il naso? ”
E vede il cucchiaino al suol rimaso.
Lo prende e lambe col sottil linguino
Lo sgocciolante umore zuccherino.

Heinrich Hoffmann

Pierino Porcospino – Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann
Tradotto in italiano da Gaetano Negri

Giro giro tondo

Filed under: Canzoni,Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 7:22 pm

Giro giro tondo,
tondo come il mondo,
la luna qualche volta,
la palla quando salta,
il tondo del mio occhio,
la ruota sotto il cocchio,
il giro della chiave,
l’oblò sopra la nave,
la perla sotto il mare,
l’anello dell’amore,
il sole luminoso,
il pozzo silenzioso,
il volo del rapace,
la guerra non è pace,
la pace non è guerra,
e tutti giù per terra!

poesia di Roberto Piumini

musica Andrea Basevi

canto Patrizia Ercole

giugno 24, 2014

La tristissima storia degli zolfanelli

Filed under: Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 8:51 pm

1419_tristissima_storia_zolfanelli

Di sala in sala, Paolinetta
Gira e rigira, sola soletta.
Di casa uscendo la sua mammina
Disse: ” Ricordati di star bonina “,
Ma, se non teme d’esser sgridata,
Grida, fa il chiasso quella sventata.

Ecco essa vede sul tavolino
De’ zolfanelli lo scatolino.
” Oh, che grazioso bel giocherello!
Io voglio accendere lo zolfanello.
La mamma accenderlo veduto ho spesso,
Io vo’ ripetere quel gioco istesso. ”

E Minz e Maunz, i due gattini,
Alzano al cielo i lor zampini.
Gridano: “Il babbo questo non vuole,
Più non rammenti le sue parole?
Miao, miao, miao.
Suvvia, finiscila con questo gioco,
Che c’è pericolo di prender foco. ”

Ai due gattini Paolinetta,
Intenta al gioco, non può dar retta.
Ecco la fiamma s’accende e brilla,
Crepita il legno, scoppia, scintilla.
Tutta contenta la pazzerella
Agita il foco, ride, saltella.

E Minz e Maunz, i due gattini,
Alzano al cielo i lor zampini.
Gridan: ” La mamma questo non vuole.
Più non rammenti le sue parole?
Miao, miao, miao!
Suvvia, finiscila con questo gioco,
Che c’è pericolo di prender foco. ”

Ahimè! la fiamma la bimba investe,
Ardon le trecce, arde la veste.
Corre la misera di loco in loco,
Non c’è più scampo, è tutta in foco.

E Minz e Maunz inorriditi
Mandano acuti urli infiniti.
Miao, miao, miao!
Qui, qui venite, venite in fretta
Muore bruciata Paolinetta “.

Brucia in un soffio, sfuma in un punto
Veste e persona, tutto è consunto.
Un po’ di cenere e due scarpini,
Cara memoria de’ suoi piedini,
È quel che resta! Non c’è più nulla
Di quell’indocile, vispa fanciulla!

E Minz e Maunz, i due gattini
Tergon le lagrime coi lor zampini,
Miao, miao, miao!
Ahi, babbo e mamma, ahi, dove siete?
Ahi, vostra figlia più non vedrete! ”
Come un ruscello che irriga i prati
Scorron le lagrime dei desolati.

Heinrich Hoffmann

Pierino Porcospino – Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann
Tradotto in italiano da Gaetano Negri

Che buffa l’allegria, che ti fa ridere

Filed under: Canzoni,Poesia,Roberto Piumini — paroleingioco @ 8:34 am

 

Che buffa l’allegria, che ti fa ridere,

allarga la tua bocca in un sorriso,

riscalda la tua pelle, ti fa muovere,

ti pizzica le labbra e infrizza il naso.

Che buona l’allegria, che ti fa lieto,

ti illumina lo sguardo e il pensiero,

ti rende più leggero e dolce il fiato,

ti mette voglia di cantare in coro.

Che bella l’allegria che grida il grido,

getta la voce a ridere nel vento,

nella tua gola chiusa scioglie il nodo,

e con le tue parole forma il canto.

Roberto Piumini

La storia del cattivo Federico

Filed under: Filastrocca,Libri — paroleingioco @ 8:21 am

1479_stroia_cattivo_federigo

Vo’ narrarvi un gran castigo
Ch’è toccato a Federigo.
Delle bestie il patimento
Era a lui divertimento.
Alle mosche quel monello
Appressavasi bel bello,
Se posar vedeale chete
Sulla candida parete.
Zaf ! la mano egli serrava,
E le incaute imprigionava.
Poi le alucce dell’insetto
Via strappava per diletto.

Con in man lo sgabellino
Un dì uccise il canarino.
Inseguiva come un matto
La gallina, il cane, il gatto,
Ed un giorno quel feroce,
Spenta in lui del cor la voce
Quasi crederlo non lice,
Bastonò la sua nutrice!

Stava un cane a una sorgente
E beveva avidamente.
Gli s’appressa il birichino,
E, col piede e col frustino,
Lo percote. Il can guaisce,
Egli i colpi ribadisce,
Finché il cane a lui s’avventa
Ed il piè ch’è alzato addenta.
Federigo piange ed urla,
Ed il can gli fa una burla.
Lascia libero il nemico,
Spicca un salto, e, in men che dico,
Il frustin ch’è al suol cascato
Piglia in bocca, e difilato
Via sen corre vincitore
Del crudel persecutore.

Giunto a casa, il morsicato
Tosto a letto fu mandato,
Ché la gamba gli doleva
Sì che, notte e dì, gemeva.
Il dottor con grave piglio
Stava al piè del suo giaciglio.

E un’amara medicina
Gli versava ogni mattina.
Sul sedil del birichino
Siede a tavola il mastino,
Ed al posto del ferito,
Mangia il pranzo già allestito,
Il frustin con sé ha portato,
Sul sedile l’ha posato,
E lo tiene con gran cura
Ricordando l’avventura!

 
Heinrich Hoffmann

Pierino Porcospino – Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann
Tradotto in italiano da Gaetano Negri

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