Parole in gioco

giugno 17, 2014

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive…

Filed under: Cibercultura,Formazione — paroleingioco @ 4:06 pm

maestra

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:

“Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.
Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.
I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.
I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.
La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza.”

Il “maestro” Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: “Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.

Fonte: web

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53 commenti »

  1. alcuni concetti sono totalmente condivisibili, non sono d’accordo sulla conclusione. Il risultato di un impegno che talvolta richiede fatica, pur semplificato nel numero, dà l’esatta percezione che esiste un sistema che premia la fatica e la bellezza dell’apprendimento. Non è vero affatto che ognuno fa quel che può. Finchè mio figlio era in una scuola del genere, dove non si divideva e non si sanciva ma tutto era appiattito sul 9-10 per il presunto impegno, ha viaggiato al minimo delle sue possibilità. Dopo il primo scandaloso 6 ha iniziato a capire che bisogna studiare per ottenere risultati, studiare dà soddisfazione alla fine perché il sapere aumenta, ma nel frattempo richiede sforzo, concentrazione, impegno.
    Finchè il confronto con la vita vera viene risparmiato ai poveri pulcini il risultato sarà sempre più quello che osservo al termine dell’università, quando li vedo da anni affacciarsi al mondo del lavoro sempre più numerosi ragazzi immaturi, incapaci di tollerare frustrazioni, arroganti, impermeabili alle critiche, irresponsabili, superficiali, pigri, coscienti di quanto è loro dovuto ma non dei loro doveri.
    Ho l’impressione che un ragionevole sistema premio/punizione, espresso in numeri, accompagnato da insegnanti di scuola e di vita appassionati capaci di rappresentare un modello di crescita come quelli che personalmente ho avuto la fortuna di avere, sia ancora una formula vincente.
    La scuola ha ben altri problemi che la valutazione in numeri. Gli insegnanti demotivati e sottopagati e malselezionati, i tagli barbarici all’istruzione, il sindacalismo dei genitori, la mancanza di personale, la scomparsa del doposcuola con laboratori e compiti e altre attività, l’assenza di mense, l’arretratezza dell’inglese e dell’informatica, strutture fatiscenti spesso pericolose.
    Una buona scuola è il futuro di un popolo. Quella che in Italia era un’eccellenza ormai è il fanalino di coda. E’ urgente interrompere questa tendenza, se si è ancora in tempo.

    Commento di Alberta Ferrari — giugno 22, 2014 @ 10:39 am | Rispondi

    • La vita è un mettersi alla prova, e non si può scoprire quel che si può dare finché non si scoprono le proprie potenzialità e qualcuno non ti aiuta o ti obbliga a farlo. Nella classe di mia figlia (seconda media) la frase potrebbe essere non “ha fatto quel che può”, ma “ha fatto quel che basta e anche meno, tanto va bene lo stesso… ” con il triste risultato che fare il minimo indispensabile premia tanto quanto mettersi d’impegno. E quando questi futuri adulti scopriranno che il mondo non gira così?

      Commento di Laura — giugno 28, 2014 @ 2:42 pm | Rispondi

    • Questo è esattamente, parola per parola, ciò che penso anch’io. Complimenti a chi sa dire la verità.

      Commento di Luciano. — giugno 29, 2014 @ 9:39 am | Rispondi

    • sono pienamente d’accordo il buonismo uccide i nostri figli li rende deboli e incapaci ad affrontare le difficoltà della vita, la scuola con le regole (che pur ci sembrano ingiuste quando colpiscono i Nostri figli) può rieducare alla lotta e al sacrificio per il raggiungimento di uno scopo ed anche ad accettare le sconfitte anche se non sempre per nostra colpa, come la vita poi insegna. Lucia

      Commento di lucia — giugno 30, 2014 @ 3:20 pm | Rispondi

  2. Concordo pienamente… Maestra Simonetta

    Commento di ascuolaconnoi — giugno 22, 2014 @ 1:00 pm | Rispondi

  3. Mia figlia ha, alle elementari, tutti 8, 2 sette e 9 in condotta…il voto piu’ importante per me, ma la sua maestra ha detto che potrebbe avere voti migliori se fosse meno distratta…..cavolo!! …voti migliori?!!……a mia figlia piace molto la recitazione ed e’ molto fantasiosa e creativa e pur essendo “distratta” fa quel che puo’, con i suoi tempi certo ma non mi sembra male…..ai colloqui mi avesse accennato ad un suo lato positivo!!….questo racconto mi fa commuovere perche’ mi rendo conto che di insegnanti motivati ce ne sono proprio pochi in giro……..

    Commento di stefania — giugno 22, 2014 @ 9:14 pm | Rispondi

    • Mi fa piacere sentire qualcuno, Stefania, abbia introdotto anche il momento dei ‘colloqui’ nella valutazione. (e mi dispiace che una insegnante abbia fatto notare solo gli aspetti del ‘profitto’, ignorando gli i rapporti personali con l’allievo).
      E’ tutto l’insieme dei rapporti e dei nostri ‘colloqui’ che compone il pensiero di una valutazione. U voto o un giudizio sintetico, ‘amministrativo’ , è solo una parte di questo pensiero.

      Commento di Paolo M — giugno 28, 2014 @ 6:35 am | Rispondi

  4. È di una verità disarmante. Riflette come mi sento ogni volta che devo valutare le prestazioni dei miei studenti, togliendo loro l’opportunità di provare curiosità ed interesse per la sostanza piuttosto che per la forma. Prestazione invece che ispirazione.

    Commento di Ester — giugno 22, 2014 @ 10:58 pm | Rispondi

  5. Il giudizio è la migliore sintesi del ragazzo e non cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme.

    Commento di Alessandro Di Domenicantonio — giugno 23, 2014 @ 5:30 am | Rispondi

    • Dunque con il voto lei valuta non soltanto la correttezza o meno del compito in esame maANCHE LO SFORZO fatto per raggiungere quella meta??

      Commento di maria — giugno 25, 2014 @ 4:59 am | Rispondi

    • Qui si parla di voto. Il giudizio è un concetto più ampio.

      Commento di Alfon — giugno 26, 2014 @ 9:37 am | Rispondi

  6. sono due anni che tento di non dare voti. Aggiro la legge in questo modo… garantisco sempre a tutti un 7. Ai ragazzi l’ho detto, lo sanno, “Chi non ha voglia o non vi trova gusto in quel che propongo si metta in fondo a giocare col tablet, fa niente! Il 7 è assicurato a tutti”. Continuano a seguirmi tutti

    Commento di piropairo — giugno 23, 2014 @ 5:46 am | Rispondi

    • è come fuggire dalle proprie responsabilità…mah!

      Commento di pantano — giugno 25, 2014 @ 7:33 pm | Rispondi

  7. Non si possono classificare i bambini in formazione. Ogni bambino ha, ed è, un mondo unico, da coltivare senza costrizione e senza classificazione

    Commento di Anna Sciacovelli — giugno 23, 2014 @ 6:33 am | Rispondi

  8. Nulla di più vero. Ma siamo distanti anni luce da questa visione della scuola!!

    Commento di Cecilia — giugno 23, 2014 @ 7:42 am | Rispondi

  9. A parole e tutto facile, ma nella realta sono oochi gli insegnante che trasferiscono ai ragazzi quella passione che va oltre il voto e che ti rimane dentro x sempre…..

    Commento di Nicoletta — giugno 24, 2014 @ 12:41 pm | Rispondi

  10. il voto mette in discussione un sistema. un sistema che crede di essere obiettivo. pazzesco! rispecchia la maggioranza sociale e non le pari opportunità di una democrazia possibile……

    Commento di cristiana pucci — giugno 24, 2014 @ 1:05 pm | Rispondi

  11. Mio figlio (bes o dsa o chissà cosa perchè le certificazioni fatte da luminari diversi sono diverse) ha finito 5 elementare: tutti 7 e un 6 di italiano ……. va bene …….. certo che se penso all’impegno, la volontà e la pazienza che ci mette, nonostante la difficoltà nella lettura e la lentezza nel far le cose che altri fanno nella metà del tempo, un po’ è sconsolante ….. nemmeno un 8 …….. non so fino a quando riuscirò a motivarlo ed a convincerlo che “l’importante è che lui faccia del suo meglio” e la valutazione non è poi così importante ……… che faticaccia per lui ……. e per noi!

    Commento di Paolo — giugno 24, 2014 @ 2:59 pm | Rispondi

    • sono perfettamente daccordo……. nel mio attribuire un voto la parte principale la fa l’impegno, non il risultato ottenuto. soprattutto alla primaria per qualcuno il 10 è ancora gratis, ad altri raggiungere obiettivi minimi costa tanta fatica, se questa fatica ce la mettono il loro 10 c’è ed ha più valore di quelli scontati. in altri paesi comunque la valutazione così come è intesa in Italia parte da livelli di scuola pìù alti. I bambini devono essere liberi di provare, sperimentare mettersi in gioco senza l’ansia del risultato che spesso è ingigantita proprio dalla aspettative dei genitori

      Commento di viviana almi — giugno 28, 2014 @ 4:37 pm | Rispondi

    • Siamo tutti concentrati sul voto, quando questo è solo un momento di sintesi di percorso didattico. Ma la scuola è strutturata per sviluppare le attitudini degli individui che la frequentano? Se pensiamo come è studiato il piano dell’offerta formativa dalle scuole elementari fino all’università si potrà notare che è solo finalizzato al conseguimento di una laurea, chi non ci riesce ha poco o nulla in mano. Tranne che per gli istituti professionali, i laboratori sono spariti o comunque ridimensionati, non sono più presenti attività manuali, creative. Non coltiviamo più quelle qualità che nel tempo hanno permesso agli italiani di eccellere per ingegno, creatività e artigianalità. Se si fanno emergere le attitudini di ognuno avremo allievi più motivati e a quel punto il voto avrà più significato, perché sarà una valutazione dei risultati raggiunti in funzione di obiettivi condivisi dall’alunno stesso. E’ lo stesso percorso che fa un atleta, il quale si prefigge un obiettivo e cerca di raggiungerlo superando le difficoltà gli insuccessi che per forza incontrerà.

      Commento di Fabrizio — febbraio 8, 2015 @ 6:55 pm | Rispondi

  12. E’ vero…i voti sono umilianti, ma restano l’unico metro di valutazione e comparazione che un alunno ha!!!Ma ancor più umiliante e spregevole sono certi professori che sfogano con l’attribuzione del voto le loro frustrazioni vomitando veleno da dietro la cattedra su taluni alunni. Sono stata sempre molto brava nelle materie scientifiche:elementari, medie ed università. Stranamente divenni “limitata” al triennio dello scientifico. Il prof. di matematica si divertiva a farci ripetere ad alta voce i voti che avevamo preso al compito in classe. Un giorno arrivò a me:quanto hai preso?…4 meno meno!!!…Hai visto?alla fine ce l’hai fatta!Sei migliorata:da 3.5 sei passata a 4 meno meno!!!!…..L’avrei ucciso. Ma alla fine è lui che ha ucciso me: sono passati 20 anni, ho una laurea ed esercito felicemente la libera professione, ma lui, indelebile come quegli anni di subita vergogna, è ancora presente nei miei ricordi e spesso, nei miei sogni.

    Commento di Giulietta — giugno 24, 2014 @ 3:15 pm | Rispondi

  13. Che cos’è un voto dato ad un bambino?Non è altro che la proiezione di quello che noi vorremmo che fosse, senza tener conto di quello che invece lui/lei vuole veramente.Ma il nostro mondo purtroppo va così!I voti,e non solo nella scuola,sopperiscono laddove mancano i VERI VALORI Filomena.

    Commento di flo58 — giugno 24, 2014 @ 5:41 pm | Rispondi

  14. ecco è quella la risposta che cercavo di dare a mia figlia che ha preso un voto in meno della compagna di classe che a me è sembrata meno in gamba…. Ha avuto semplicemente un voto di formula e non di sostanza!!:-)

    Commento di Rosaria Lo Brutto — giugno 24, 2014 @ 6:05 pm | Rispondi

  15. Che cosa cambia nel rendimento di un bambino al quale è stato messo un brutto voto in pagella ? Niente… allora a che cosa serve ? Solo per abbassare la sua autostima… dovremmo rifiutarci in massa di continuare a valutare i nostri alunni con un numero!!!! Le riforme della scuola dovrebbero farle le persone competenti, quelle che hanno a cuore l’insegnamento , gli alunni, le famiglie …

    Commento di Pia — giugno 24, 2014 @ 6:46 pm | Rispondi

  16. Quella maestra non ha capito nulla. Il voto non discrimina i bambini, differenzia la loro capacità di rapportarsi a un programma scolastico di formazione culturale. Le qualità individuali sono altra cosa ed è la vita a metterle in evidenza. Il famoso giudizio è una formula ipocrita per mascherare il fallimento della scuola che da anni procede all’appiattimento verso il basso degli alunni, ottenendo una mediocrità diffusa che poi si riflette sul livello di società. E’ la nostra, con tutto il rispetto, non è delle migliori. E lasciamo da parte i geni che emigrano, anzi sono una riprova di quanto asserito.

    Commento di Tassotti Raffaele — giugno 24, 2014 @ 7:43 pm | Rispondi

    • Finalmente leggo qualcosa di sensato.

      Commento di Marco — giugno 26, 2014 @ 5:49 pm | Rispondi

    • Io invece credo che quello che non ha capito nulla sei proprio tu! Un numero non potrà mai esprimere tutto quello che un’insegnante ha da dire su un singolo alunno. A maggior ragione , poi, se parliamo degli esami finali della scuola secondaria di primo grado. Una vergogna totale ed un fallimento del sistema scolastico italiano!! Praticamente i ragazzi sono giudicati in base alla media aritmetica derivante dai voti dati ad ogni singola prova d’esame, arrotondati per eccesso per ogni frazione pari a 0,5 , compreso il voto di ammissione agli esami. Il risultato?? Te lo illustro subito. Se in pratica un alunno viene ammesso agli esami con 6 e prende tutti 9 nelle singole prove, avrà un voto finale pari a 9!!! Ciò vuol dire che chi per i tre anni delle medie ha studiato male o poco, viene premiato quasi con il massimo dei voti solo per aver svolto bene le prove d’esame!!! Al contrario, chi viene ammesso agli esami con un 10!! (vuol dire che per i tre anni delle medie ha sempre eccelso) e alle altre prove prende tutti 10 e due 8, alla fine avrà come voto il 9!!!..praticamente lo stesso voto dell’alunno che per i 3 anni delle medie ha studiato poco e/o male!!! Se secondo te questo significa premiare le qualità individuali, ti consiglio di rivedere un attimo il concetto di meritocrazia. Saluti.

      Commento di Gigi De Luca — giugno 26, 2014 @ 7:54 pm | Rispondi

  17. Sono un’ insegnante di scuola primaria e proprio oggi ho consegnato le schede di valutazione con i voti. Mi è costato molto racchiudere tutto quello che avevo da dire su ogni singolo alunno in un numero! Il risultato? Con ogni genitore ho parlato a lungo, per spiegare il significato di quel numero…
    Sono anni che propongo di adottare registri in cui si possa scrivere un giudizio dettagliato, che inglobi attenzione,impegno, intuizione, motivazione e tutto ciò che può far parte del processo di apprendimento…

    Commento di imma — giugno 24, 2014 @ 8:06 pm | Rispondi

  18. avete tutte pienamente ragione

    Commento di Alessia Grilli — giugno 24, 2014 @ 9:26 pm | Rispondi

  19. Mh.. non dovrebbero esistere i voti anche nelle superiori..

    Commento di Diana De Angelis — giugno 24, 2014 @ 10:13 pm | Rispondi

  20. Il “maestro” Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: “Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”.

    Oggi vorrei vedere la reazione del genitore se fosse riportato “Ha fatto quel che può, quel che non può non fa”

    Commento di alfredo — giugno 25, 2014 @ 7:47 am | Rispondi

  21. La vita “reale” però è fatta di classificazioni, voti e giudizi sintetici che non tengono in considerazione le mille variabili in gioco.
    Non serve cambiare la scuola se non cambia il contesto sociale ed economico, si rischia solo di creare adulti frustrati…

    Commento di Raffaele — giugno 25, 2014 @ 8:46 am | Rispondi

  22. Continuate a difende il delicato equilibrio dei vostri figli e non determinate altro che l’indebolimento dei loro animi. I voti non sono altro che il primo degli innumerevoli giudizi avuto nel corso della vita, perché preservare i bambini dal giudizio? Nessuno li salverà nella vita e li si troveranno impreparati, soli ed incapaci di reagire. Non avranno armi adeguate perché non capiranno il grande valore del giudizio. È il primo elemento che insinua in loro il valore del giusto e sbagliato, fai il tuo dovere e sarai gratificato, non lo fai? Ne Subirai le conseguenze. Inoltre tutti sappiamo che un voto come ogni altra “valutazione” nella vita è corrotta, perché determinata da un uomo con le proprie debolezze, vizi errori. Quindi aiuta i bambini ad accettare anche ciò che nella vita non sembra giusto ed a reagire per portarsi avanti…. Poi ci stupiamo di adulti che si tolgono la vita per motivi futili perché non reggono la pressione di una vita che va al contrario….io da bambina avevo i voti insieme ad un giudizio scritto, ricordo di non essere stata la più brava della classe nonostante fossi una delle migliori, e ricordo di aver visto “la più brava” come un modello da seguire, senza rabbia o frustrazione, solo come una spinta positiva a migliorare.
    Viva il voto, viva la vita con le carezze e gli schiaffi.

    Commento di Ro — giugno 25, 2014 @ 8:54 am | Rispondi

  23. […] “Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto” (qui puoi leggere l’articolo completo). […]

    Pingback di Voti in pagella: sì o no? — giugno 25, 2014 @ 10:19 am | Rispondi

  24. ma adesso ai bambini si mette 7 e 8? alle elementari non c’erano valutazioni come “buono, discreto, eccellente”? ricordo pure roba come “brava/o” e “bravissima/o”

    Commento di Francesca — giugno 25, 2014 @ 11:41 am | Rispondi

  25. IMMENSO !!!!!!!

    Commento di Massimo Camocardi — giugno 25, 2014 @ 11:46 am | Rispondi

  26. Sono in totale disaccordo. Una maestra/insegnante che prova ritrosia nel formulare voti dovrebbe fare un altro mestiere. I voti sono espressione di un risultato e sono una presa di realtà sulle nostre possibilità e limiti. Preoccuparsi che i nostri figli becchino dei brutti voti é sbagliatissimo, perché già siamo mentalmente predisposti a commiserali (ci) e poi non ci lamentiamo se diventano dei ragazzi confusi, disorientati e/o aggressivi. I voti sono ovunque: nello sport (gare) nella vita (giudizi delle persone) nel lavoro (obiettivi) sta a noi genitori dare gli strumenti ai nostri piccoli per vivere il giudizio in modo adeguato ma non rinnegando la realtà delle cose.

    Commento di Elisa Ferri — giugno 25, 2014 @ 1:27 pm | Rispondi

  27. Concordo, ed aboliamo l’obbligo scolastico, perchè se uno non ha voglia deve per forza andare a squola?

    Commento di goofy — giugno 25, 2014 @ 1:54 pm | Rispondi

  28. Finalmente qualcuno che rompe le righe!!
    Concordo e mi specchio nella descrizione. Ero anche io fra I lenti ad imparare. Il metodo dei voti e soprattutto le interrogazioni umiliano e degradano. Tutto questo ha distrutto la mia autostima, pensavo di non essere intelligente.
    Oggi parlo inglese correntemente, ho lavorato da intrerprete, passato esami di Cambridge, anatomy and physiology,
    Lavoro con chiropratici e modifico la postura.

    Commento di Leda — giugno 25, 2014 @ 1:55 pm | Rispondi

  29. mi viene il dubbio che queste sagge parole portino poi alla non comprensione del “merito” da parte degli studenti. Non e’ facile fare di ogni erba un fascio con una legge….ogni studente e’ un caso a se’ e qui sta la missione degli Insegnanti: saperli trattare da esseri unici, ma il voto potra’ tener conto di questo? Un 4 per uno potrebbe essere un 8 per un altro.

    Commento di Michele — giugno 25, 2014 @ 4:21 pm | Rispondi

  30. belle parole…. ma senza sugo..

    Commento di pantano — giugno 25, 2014 @ 7:34 pm | Rispondi

    • anche perché la VITA valuta ECCOME…

      Commento di pantano — giugno 25, 2014 @ 7:34 pm | Rispondi

      • Figlia di un modo di pensare lustro. Comunque la vita valuta è vero e la società premia la mediocrità! 🙂

        Commento di Alfon — giugno 26, 2014 @ 9:39 am

  31. Uno dei motivi per cui siamo alla scuola steineriana!dove non ci sono voti e le pagelle sono dei capolavori di poesia e disegno dei maestri

    Commento di Chiara — giugno 25, 2014 @ 9:25 pm | Rispondi

  32. Il voto, la valutazione. Noto che in questi commenti gioca molto il… proprio punto di vista. Sono insegnante e ogni anno, due volte l’anno, almeno, ho la crisi dello scrutinio. Una volta c’erano i numeri, poi siamo passati al ‘giudizio’ (qualcuno lo ricorda? E’ quella formuletta con la quale dovevi/potevi dire tutto e niente. Dovevi studiare le parole per non incorrere in ricorsi e denunce…così nacquero i ‘giudizi’ elaborati con ‘frasi fatte’, cioè formule e frasari opportunamente studiati e via…). Ora siamo tornati ai numeri: tanto richiesti e tanto agognati da genitori e alunni, E pure per noi insegnanti, i quali dovremmo avere il compito … più semplificato. Un conto è scrivere ‘8’ (immediato e di facile comprensione) un conto è dire: ‘si è impegnato al di sotto delle sue capacità reali’. E la parola ‘capacità’/ ‘possibilità’ già farebbe rizzare le antenne ai genitori mal disposti nei confronti dei docenti.
    La valutazione, il giudizio, il voto… sono termini diversi per indicare lo stesso problema, la stessa necessità: noi dobbiamo costringere un quadrimestre e più, in un numeretto, i genitori lo vedono e lo rielaborano. ’10’ -mio figlio è un genio-, ‘6’ -la maestra non è stata capace di capire mio figlio che è un genio-. Per quanto, viene tutto spiegato e anche messo per iscritto.
    Vi assicuro che in giro ci sono tanti insegnanti davvero motivati (parlo di primaria e infanzia! è quella che conosco), e il voto diventa per noi tutti un vero problema, tanto che in itinere tanti di noi si inventano simboli, stelline, adesivi, cuoricini, … per premiare l’impegno, soprattutto in prima e seconda. Un’insegnante, ad un bambino che non era stato attento, diceva ‘sai, hai perso l’opportunità di imparare una cosa nuova. Se vuoi possiamo riparlarne, ma devi assicurarmi che non perdiamo tempo’ e lo coinvolgeva nella ri-spiegazione.
    Il problema è tradurre in voto o giudizio (semmai dovessero tornare!) tutto un percorso fatto di sforzi, impegno, mal di pancia, mal di testa, voglia non voglia, rispetto non rispetto… E non è così semplice farlo comprendere ai genitori. Figuriamoci ai bambini, i quali spesso, su suggerimenti di adulti, fanno le loro comparazioni: ‘perché a me dieci che ho sempre studiato e 10 pure a lui che giocava con i pupazzetti mentre spiegavi?’ Come gli spieghiamo che l’altro riesce a stare più attento se ha le mani occupate? E’ un piccolissimo e stupido esempio.
    Il vero problema siamo noi adulti che non riusciamo a sganciarci dal ‘sistema metrico decimale’ per stabilire se uno ‘vale’ o meno.
    Ci sarebbe tanto da dire… ma solo chi è coinvolto (e non come genitore), può capre.

    Commento di taibotha julia — giugno 26, 2014 @ 8:20 am | Rispondi

  33. Eppure noi scegliamo, siamo scelti, il mondo sceglie. Questo non è ne giusto ne ingiusto: è semplicemente la realtà della natura.
    Si possono non dare numeri, ma non criteri di scelta oggettivi.
    A renderli tali non è la loro universalità, forse, ma certamente la nostra onestà di dichiarare a priori come e in base a cosa giudicheremo.
    L’evoluzione è scelta, sulla base di probabilità fattuali, che la nostra statistica cerca di approssimare e la nostra matematica di ricondurre a modalli comprensibili.
    Rifiutarsi di esprimere un giudizio che discrimini tra due diversi stati di realtà (inevitabilmente parziali e riferiti solo a ceri parametri valutati e non ad alttri, ma pur sempre oggettivi, in base ai criteri esplicitati e adottati) è solo fuga dalle proprie responsabilità. Chi non si sa assumere queste responsabilità, non vedo come possa insegnare agli altri a farlo.

    Commento di Gianni — giugno 26, 2014 @ 8:53 am | Rispondi

  34. io ho studiato dalle suore che stilavano classifiche in base alla appartenenza di classe (medie anni 70) il figlio del contadino sempre voto più basso rispetto all’ asino figlio di papà…poi ho studiato pedagogia..letto “pigmalione in classe”…e tanto altro!!!

    Commento di annarosaria canelli — giugno 26, 2014 @ 9:14 am | Rispondi

  35. il voto è un parametro e come tutti i parametri, non dice niente.
    il voto è un parametro che va interpretato spiegato motivato raccontato contestualizzato. Quando? durante l’anno attraverso i contenuti della mia materia costruisco un dialogo con ciascuno dei miei alunni e uno dei punti di riferimento di questo dialogo e il voto. il voto tiene conto di un’infinità di variabili compresa la persona davanti a me e di fronte alla sua stessa prestazione.
    ci sono materie in cui la prestazione ha più peso, ma la prestazione non è l’unico parametro sempre. ci sono prove in cui la prestazione e tutto, ma non possono esserci solo quel tipo di prove in un anno di scuola. c’è il voto del compito in classe c’è il voto di fine anno, sono sempre un numero ma avranno un significato diverso.
    essere traumatizzati da un voto significa che qualcosa in questo dialogo è andato storto. è indice del fallimento d entrambe. certo se il piccolo ha 7 anni è più probabile che a fallire sia stato l’adulto. ma se a vent’anni si rimane traumatizzati dal voto di diritto penale, qualcosa non va nello studente, all’università il dialogo con il professore è opzionale.
    il voto è il risultato di un equilibrio in divenire, a volte si sopravvaluta per stimolare a volte si fa il contrario per lo stesso motivo, ma il senso di quel numero lo sanno solo i due che attorno a quel voto stanno giocando la partita. quando un terzo legge quel voto, può non comprenderlo… è per questo che oltre al voto si compilano competenze giudizi di orientamento si fanno i colloqui.
    se questo dialogo tra le due parti in gioco non avviene il voto che sia un numero che sia una poesia o un disegno non significano nulla. la forma di un giudizio che sia sintetica o narrativa non ha senso senza il dialogo tra chi mette il voto e chi lo riceve.

    il voto fa tutte quelle cose stronze che il post descrive, se quello è il significato che gli si attribuisce.
    bisogna spendere il proprio tempo per dare un senso al giudizio che si esprime per impedire che accadano quelle cose stronze.

    non giudicare, non è la soluzione giusta.

    Commento di paolozeta22 — giugno 26, 2014 @ 9:31 am | Rispondi

  36. Non sono nemmeno riuscito a leggere tutto. Mi pare sia in atto la fuga dalla realtà. La negazione anche del lavoro di squadra, quello degli sport di squadra che stimolano alla competizione che funziona solo entro i limiti del “gioco di squadra”, chè oltre diventa danno. Il contrario dell’insegnamento a stare insieme fra diversi e fra leader di tipo diverso. E ad aiutarsi fra diversi. Tutto un piattume da medietà ideo-bucolica. La medietà non esiste in natura. Esiste il cambiamento; il cambiamento sta nel creare diversità. Le persone giudicano e valutano la diversità. Apprendono dalla diversità. —– Ammmetto che anche io ho preso voti orrendi e bocciature umilianti. Ciò detto sono riuscito a laurearmi bene e fare una vita lavorativa e sociale di cui sono soddisfatto. Non dò a quei voti negativi nè un senso stimolante (per me non è stato così) nè un senso distruttivo della mia dignità (nemmeno questo è accaduto). Ma ho appreso che siamo tutti diversi e per questo viviamo bene insieme; avendo rispetto delle diversità. Senza ipocritamente fingere con la sospensione del giudizio. Il giudizio viene dato da ciascuno di noi. È una forma di apprendimento. Non c’è niente da soffocare o da inibire. Bisogna imparare che giudicare; ci serve, attivamente e passivamente. Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che in questi commenti il “giudizio” viene considerato sempre negativo. Sembra l’espressione della paura dell’essere giudicati. Paura inspiegabile e socialmente disadattativa. Potremmo considerare anche i giudizi positivi; magari ringraziando pubblicamente una persona che riteniamo abbia agito nel bene comune? O che rappresenti per noi un esempio di comportamento da emulare? Qualche volta una parola di riconoscenza? O dobbiamo essere antipatici vulcaniani? Talvolta il giudizio può essere sbagliato e ciò nonostante non ci distrugge la vita. O forse sì, ma è meglio abituarcisi. La scuola serve anche a questo. Da tutto ciò ho tratto anche un altro insegnanento. Il sistema del voto attuale replica il giudizio del padrone (insegnante) e a questo ci abituano. Ho capito che è meglio la valutazione relativa, il confronto orizzontale fra studenti (sempre eseguito dall’insegnate) ma in termini di chi più bravo di chi, una scaletta di diversità, un posizionamento realtivo che tutti possonio spiegare e capire. Se non viene capito, beh è sbagliato e va corretto. Vai a correggere un voto di un insegnate! Qualcuno sa dirmi per esempio perchè non viene utilizzata tutta la scala dei voti? da zero a 10? Qualcuno ha deciso che i voti devono stare fra il 4 e il 7? Chi? La vita giudica a tutto spettro; c’è un 10/20 percento che emerge, un 10-20 percento che fatica, e poi la generalità che più o meno sta a cavallo della media. Questo si riflette nei voti? Lo sarebbe se i ragazzi venissero fra loro confrontati, ma invece è l’insegnante-padrone a decidere quale sia lo spettro giusto (fra 4 e7? o fra 6 e 8?) e anche a collocare in quello stretto ambito tutti i suoi ragazzi. Solo un despota, può pensare di poter fare questa ingiustizia. Oppure un insegnate “supino” al timore dei genitori petulanti. E ancora peggio sono quegli insegnanti che restringono ancora di più lo spettro di varizione. Ho sentito le spiegazioni più teoretico-astratte. Mi chiedo cosa ci fanno gli insegnanti che non giudicano. I ragazzi impareranno altrove come comportarsi quanto verranno giudicati? Diventeranno giudici giusti? Ringrazieremo quegli insegnanti che sono fuggiti davanti all’incapacità di giudicare con serenità. Propria e dei giudicati. Fuggiri dall’incapacità di insegnare a giudicare. Insegnando anche che giudicare è un arte difficile che va imparata in tutte le sue difficoltà. E per non creare danni anche dove non ve ne siano. Ammetto il compito è terribilmente difficile, ma è necessario, anzi essenziale. Perdonate i paradossi. Spero comprendiate la dilaettica compressa in un blog. E non mi aspetto che mi perdiniate l’insofferenza per il buonismo bucolico. Non è quello che i nostri ragazzi devono aspettarsi. Devono aspettarsi una vita in cui sono responsabili delle proprie decisioni che saranno giudicate dal prossimo. In una scala
    che va dallo zero al dieci.

    Commento di Stefano Cianchi — giugno 26, 2014 @ 4:18 pm | Rispondi

  37. Assolutamente d’accordo!!!

    Commento di marienn — giugno 26, 2014 @ 5:53 pm | Rispondi

  38. Il testo è molto bello e commovente, ma non sono d’accordo con la collega.
    Personalmente ho sempre preso molto sul serio il monito a non confondere, il giudizio sui risultati d’apprendimento, con il giudizio sulla persona, soprattutto sul documento di valutazione.
    E’ un impresa non facile, anche perché tendenzialmente il ricorso ai numeri, attiva immediatamente in tutti (alunni, genitori e spesso anche insegnanti) processi di seriazione e classificazione, che sono fuorvianti e allontanano dall’obiettivo: fornire un’indicazione su come ci si stia muovendo lungo il personale percorso di apprendimento. Questa è una cosa che dobbiamo ai nostri alunni a prescindere e in aggiunta a tutti i possibili riconoscimenti d’impegno ed incoraggiamenti.
    Ho trovato un aiuto in questo compito non facile, ma ineludibile, nelle “rubriche di valutazione”, uno strumento in cui ad ogni obiettivo si associa una descrizione delle abilità /conoscenze attese e un voto in corrispondenza dei diversi livelli di padronanza.
    Condividere tali criteri con gli alunni e con i genitori, aiutava tutti noi a rimanere focalizzati sul compito e a guardare i “voti” per quello che sono e per quello che “valgono”.
    Gli stessi bambini erano in grado di valutare il proprio lavoro e , se ero stata sufficientemente chiara nell’esplicitare i criteri, le nostre valutazioni non si discostavano di molto.
    Nel tempo ho invece maturato delle riserve sui giudizi discorsivi all’interno delle “pagelle”.
    Malgrado il nostro impegno di insegnanti per valorizzare i punti di forza, incoraggiare e spronare, mi sembra che in questi tipi di testo si incorra molto più facilmente nel rischio di indebiti giudizi sulla persona. Se il danno è minimo quando ci esprimiamo in termini positivi (Danilo Dolci diceva :”Ciascuno cresce solo se sognato”), può avere affetti molto più “pesanti”in caso contrario: non so se feriscano di più o abbiano maggiori ripercussioni un “5” o un “6” , rispetto ad espressioni come “ha mostrato scarso interesse”,” impegno insufficiente”.
    Chiedo scusa se mi sono dilungata.
    Il discorso sulla valutazione è complesso, ma va affrontato. Cito nuovamente Danilo Dolci:
    “C’è pure chi educa, senza nascondere
    l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
    sviluppo ma cercando
    d’essere franco all’altro come a sé,
    sognando gli altri come ora non sono:
    ciascuno cresce solo se sognato.”

    Commento di Daniela — giugno 27, 2014 @ 11:12 am | Rispondi

  39. il problema non è neanche il voto in sè, Tutt’al più andrebbe concordato con il ragazzo, andrebbe spiegato, condiviso, non può essere una punizione o un premio calato dall’alto, subito senza esserci arrivati insieme.Il voto ha un valore estremamente soggettivo, ogni professore gli dà il valore che crede, il significao che si è costruito.nella sua testa. Cosa significa avere sei o avere otto per un professore? cosa c’è dietro alla valutazione che dà a quel voto, quali i criteri a cui un ragazzo deve sottoporsi per essere valutato??? qualcuno ha detto che la scuola può ritenersi fallita, che i professori sono frustrati perchè malpagati , non esistono aule dignitose non si favorisce l’uso dell’informatica. Secondo me succede qualcosa di ancora più grave: non si valorizzano le DIFFERENZE, non si sanno individuare i TALENTI, non si favoriscono le libertà di espressione, non si aiutano i ragazzi ad avere il coraggio di esprimere le proprie idee. Se non avviene ciò abbiamo fallito tutti anche come genitori che permettiamo che gli insegnanti di ogni ordine e grado, di ogni livello culturale si consentano, con tanta presunzione, di manipolare, con indicibile spietatezza, le menti dei nostri figli…….

    Commento di lina — giugno 28, 2014 @ 6:04 pm | Rispondi

  40. Il voto mio Dio che paura, è ccosì soggettivo è così legato al personale concetto che l’insegnante ha di quell’alunno!!! eh già perchè bisognerebbe stabilire innanzitutto se il voto valuta lo sforzo o il risultato ottenuto. In secondo luogo ci vorrebbe un sistema scientifico per far in modo che il metro di giudizio fosse sempre lo stesso: che utopia!!!!! Questo metro si allunga e si accorcia come se fosse un elastico o una calamita atratta o meno da questa o quella forza….e allora di che parliamo…..

    Commento di Alessandra Settembre — giugno 30, 2014 @ 8:57 pm | Rispondi


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