Parole in gioco

giugno 19, 2011

IL MOSTRO MOSTRUOSO CHE ADORAVA LE MOSTRE

Filed under: Fiaba — paroleingioco @ 7:16 pm

Qui nelle strade scure, segrete di questa nostra città c’era un mostro molto mostruoso che amava tantissimo le mostre, anzi le adorava.
Era un tipo di un po’ tutti i colori, però non ti dico bene bene com’era, perché, che paura! non voglio spaventarti!
Be’ lui andava continuamente in giro in quelle strade, soprattutto di notte sperando di trovarne almeno una di quelle mostre.
Però cammina e cammina, niente, di ragazze mostre non riusciva trovarne mai.
Ma per forza: là non ce n’erano! Là in quelle strade le ragazze erano tutte belle, anzi bellissime.
Così quel mostro non poteva far altro che sfogare il suo amore andando in altre strade a vedere le mostre dei quadri, non so, dei libri, delle goloserie, delle sculture, magari anche delle belve, dei tromboni, dei fiori, dei vampiri, dei gioielli e via.
Anche se, sconsolato com’era, non capiva come mai le chiamavano mostre. Però continuava a girare in quelle strade, così ogni tanto vedeva, magari di fianco a una porta, un manifesto con su scritto MOSTRA e, senza stare a guardare quello che c’era scritto sotto, correva svelto là dentro a vederla quella mostra.
E trovava cose bellissime invece che bruttissime. Be’ le mostre, non so, dei vampiri e delle belve un pochino gli piacevano. Ma lui cercava ben altro!
Così continuava a essere triste, sconsolato, infelice, piagnucoloso e sempre solo!
Anche perché mentre se ne andava qua e là chi lo vedeva scappava a gambe levate talmente faceva paura. Naturalmente anche quando correva dentro i saloni che esponevano le cose strabelle, tutti quelli che erano là a guardare tagliavano sveltissimi la corda, correndo come tante lepri talmente li spaventava.
E lui, sconsolato che era, povero mostro, era sempre solo, sempre solo.
Ma ecco che durante una notte molto buia nei viali di un parco molto buio incontra una ragazza bellissima che si chiama Belinda. Una ragazza che si è persa, poverina, in quei viali.
E quella ragazza invece di scappare – devo dire che non solo là c’è un gran buio, ma in più lei è molto miope – be’ lei lo guarda con sorriso da incantare.
Quel mostro le sembra persino un bel giovane con un gran barbone di tanti bei colori. E gli dice:
– Ciao bello, come stai? Io sono Belinda! E… sai io mi sono persa in questo bel parco così buio.
Lui subito emozionatissimo balbetta: – Be… bello?! Hai detto che sono be… bello?! E mi hai persino chiesto come sto… Be’ sai io sto malissimo! Sono triste triste. Sono troppo desolato, anzi sono disperato!
E lei, talmente commossa che comincia subito a far sgocciolare una quantità di lacrime, gli dice:
– Ma perché sei così disperato?
E lui singhiozzando a dire: -E’ perché, sai bella? Io sono proprio un mostro e nessuno, proprio nessuno quando mi vede è contento, nessuno vuole mai stare con me, che sono sempre solo, sempre solo! Che nessuno quando mi vede è contento, nessuno mi vuole guardare!
E quella bella subito: -Ma io voglio guardarti, ma per davvero, sai? Io voglio proprio vederti bene bene, che non so nemmeno cosa vuol dire mostro! E sarei tanto contenta di poterti vedere, proprio come sei! Chissà che bel mostro che sei, tutto colorato! Ma tu come mi chiami?
E lui sbattendo gli occhiacci: – Io mi chiamo Mostraccione! Ma… come mai Belinda mi vuoi vedere che sei così bella?
E lei: – E’ perché, cosa vuoi, io sono sicura che tu sei un mostro perché non so, c’è un incantesimo! Sì sì è così.
E lui, quasi balbettando: – Ma sì che ci deve essere quell’incantesimo che dici tu, povero me!
E lei decisa: – Anzi, caro il mio Mostraccione, sono sicura che se io ti amo, se io ti dico, bello come sei, che ti amo, succede una magia. Che fantastica magia che succede, mamma!
E lui, sempre più trememondo: -Sì, sì che succede quella magia che dici tu!
E lei: – Ma allora, bella come sono ti dico subito: Ti amo! Ti amo! Ma per davvero Ti amo mostro di un mostro!
Subito sfolgora un bagliore tremendo, un bagliore buio devo dire. E Belinda si trasforma anche lei in un mostro, anzi in una mostra; ma mica in una mostra, non so, di quadri, magari di brutti quadri!
Insomma diventò una vera mostra con tanti dentacci, un nasone tremendo, delle manacce unghiute, delle orecchiacce pelose e pendenti e via, che poi i piedi… che paura!
Però i suoi occhi rimasero miopi. Così quel mostrò continuò a sembrarle un bel giovane con la barba di tutti i colori.
Quei due si abbracciarono felici come non so (mamma come era felice lui!).
Poi svelti svelti si sposarono e dal loro amore nacquero tanti di quei mostriciattoli, uno più brutto dell’altro, ma così carini!
Io li ho visti.
Solo per un momento, capisci bene.

PININ CARPI

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