Parole in gioco

dicembre 7, 2009

Bambini (prima parte)

Filed under: Formazione — paroleingioco @ 10:17 pm

Thais è mia moglie e compagna. Mi piace di più il termine «compagna». Viene, infatti, dal latino, cum e panis e vuole dire «persona che mangia con me». Non è un caso che mangiare lo stesso pane sia il simbolo della fraternità cristiana. Ma è chiaro che si tratta di una metafora. Mangiare insieme il pane che si vende in panetteria non porta alla fraternità. Se fosse così sarebbe facile riconciliarsi con i nemici; basterebbe che essi mangiassero dello stesso pane. Il pane della panetteria diminuisce progressivamente e nella misura in cui viene mangiato e soprattutto quando ne rimane poco il mangiare assieme può degenerare in litigi per le briciole…

Il pane, invece, che i compagni mangiano non diminuisce nella misura in cui viene consumato. Al contrario, aumenta ogni volta di più. «Mangiare il pane che il diavolo ha preparato»: questo detto popolare sa che il diavolo è un buon fornaio. Addirittura ha tentato Gesù in persona suggerendogli che trasformasse le pietre in pane. Gesù rispose dicendo che sapeva fare pane di altro tipo. Faceva pane con le parole. «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma anche di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Parole che escono dalla bocca di Dio hanno il nome di poesia. Quelli che insieme mangiano poesia sono compagni. Provano piacere per le stesse parole.

La parola che più ci commuove è «bambini». È l’argomento di cui maggiormente parliamo. Thais, se potesse, creerebbe un orfanatrofio. I bambini e i vecchi sono le classi più oppresse della società. Sono deboli fisicamente, nessun da attenzione a quello che dicono e sono alla mercè degli oppressori. Ah! I politici di sinistra vivono parlando di classi oppresse. Io sarei felice se vedessi nei loro manifesti elettorali riferimenti ai bambini e ai vecchi come classi oppresse. Ma i bambini e i vecchi non vengono menzionati. Forse perché manca ai bambini e ai vecchi una qualità politica, non hanno potenziale rivoluzionario. Mai prenderanno le armi. Qualcuno, a questo punto, contesterà: «Non sono oppressi. I bambini hanno i loro genitori che li proteggono. I vecchi hanno i figli che se ne prendono cura…». Coloro che parlano in questa maniera dovrebbero leggere le calde meditazioni di Janucz Korczak, il martire degli orfani. In esse è scritto: «Quanti bambini sono orfani dentro le case dei loro genitori!».

Neppure il Libro Sacro li protegge. C’è un comandamento che ordina che i figli onorino i loro genitori. Ma non c’è nessun comandamento che ordini che i genitori onorino i loro figli. Con frequenza maggiore di quello che immaginiamo i genitori sono gli oppressori dei bambini. Dentro le loro case, essi sono sottomessi ad ogni tipo di abuso: grida, umiliazioni, sadismo, abuso sessuale e paura. Sì, paura! Non esiste niente di più triste che gli occhi di un bambino spaventato. Quello che più provoca dolore in un bambino non è il castigo. È, invece, sentirsi orfano, abbandonato, senza nessuno che lo soccorra. Se, infatti, il padre e la madre sono i suoi carnefici chi lo potrà salvare?

Rubem Alves

Traduzione di Marco Dal Corso  – fonte: http://www.cem.coop/rivista/ottobre09/alves102009
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