Parole in gioco

gennaio 28, 2009

LETTERA AI GENITORI SULL’HANDICAP

Filed under: Formazione,Pedagogia — paroleingioco @ 8:26 pm

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Cari Genitori
Sono genitore anch’io, quindi capisco: voi volete il meglio per un figlio, per una figlia. La scuola migliore, i migliori professori, i migliori colleghi. Voi volete che i figli escano dalla scuola ben equipaggiati per la vita. Bisogna avere una buona educazione perché la vita è dura e sopravvivono solo i più adatti. Capisco, quindi che voi abbiate storto il naso quando siete venuti a conoscenza della politica scolastica di collocare bambini portatori di handicap e figli di immigrati nelle stesse classi dei bambini “normali”. I vostri nasi storti dicono: “Non ci piace! Non è giusto!”. Il problema comincia con un dato di fatto: i disabili sono anche fisicamente differenti, arrivando a volte ad avere un’apparenza strana. E questo crea già in partenza un malessere – diciamo – estetico. A complicare tutto c’è il fatto che i bambini disabili apprendono più lentamente. I professori saranno obbligati a rallentare il ritmo per fare che essi non rimangano indietro. Questo, evidentemente, costituirà un danno per gli alunni “normali”, belli e intelligenti… Perché bisogna essere realisti: la scuola è una maratona per l’università e per la vita. Quindi… giusto sarebbe avere scuole separate “speciali”, dove i disabili apprenderebbero quello che possono, senza intralciare gli altri.
Se pensate così, io vi dico: fate in modo di cambiare il vostro modo di pensare rapidamente perché, altrimenti, voi coglierete frutti amari nel futuro. Lo vogliate o no, il tempo si incaricherà di rendervi “disabili”.
Tu immagini una vecchiaia deliziosa. Hai perfino comprato una cascina con piscina e alberi. Ah, che delizia! I nipotini tutti riuniti nella “cascina dei nonni” a fine settimana! Dimenticatelo. Gli interessi dei nipotini sono ben altri. A loro non piace convivere con vecchi disabili. Non hanno imparato a convivere con i disabili. Potevano aver appreso a scuola, ma non 1’hanno fatto, perché ci sono stati genitori che hanno protestato contro la presenza dei disabili.
Il primo compito dell’educazione è insegnare ai bambini ad essere se stessi (cosa estremamente difficile). Fernando Pessoa dice: “Io sono l’intervallo tra il mio desiderio e ciò che i desideri degli altri hanno fatto di me”. Frequentemente le scuole cancellano i desideri dei bambini con i desideri di altri che sono loro imposti. Il programma della scuola, quella teoria di saperi che i professori tentano di insegnare, rappresenta i desideri di un altro, non del bambino. Forse di un burocrate che poco capisce i desideri dei bambini. È necessario che le scuole insegnino ai bambini a prendere coscienza dei propri sogni!
Il secondo compito dell’educazione è insegnare a convivere. La vita è convivere con una fantastica varietà di esseri, esseri umani, vecchi, adulti, bambini, delle etnie più svariate, delle culture più svariate, delle lingue più svariate, animali, piante, stelle… Convivere è vivere bene in mezzo a questa diversità. Le persone portatrici di handicap o differenze sono parte di questa diversità. Esse fanno parte del nostro mondo e hanno il diritto di stare qui. Hanno diritto alla felicità.
Ricordo una pagina del mio libro di lettura delle elementari. Viveva in Cina una famiglia: papà, mamma, il figlio di cinque anni e il nonno, già anziano, con poca vista, mani tremanti. A tavola già gli era capitato più volte di lasciar cadere il piatto. La madre arrabbiata con questo giacché ci teneva ai suoi piatti, disse al marito: “Tuo padre non è più in condizioni di usare piatti di porcellana!”. Il marito, non volendo contrariare la moglie, risolse a malincuore di comprare per il nonno, suo padre, una scodella di legno e posate di bambù. Al primo pranzo nel quale il nonno mangiò nella scodella, il nipotino rimase meravigliato. Il papà gli spiegò tutto e il bambino rimase in silenzio. In seguito il papà sorprese il figlioletto che tentava di fare un buco in mezzo ad un pezzo di legno con un martello e uno scalpello: voleva preparare la ciotola per quando il papà sarebbe diventato vecchio!
Perché è questo che avviene: se i tuoi figli non imparano a convivere con bambini e adolescenti disabili, non sapranno convivere con te quando diventerai disabile. Un abbraccio. Rubem

Rubem Alves

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1 commento »

  1. parole sante e aggiungo: tutti noi da queste esperienze e dal contatto vero con gli altri apprendiamo degli strumenti che faciliteranno la vita di tutti noi. niente è casuale….

    Commento di cristina — gennaio 30, 2009 @ 3:19 am | Rispondi


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